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03/03/2010

Sintesi dell'ntervento nella discussione sul complesso degli emendamenti in Assemblea sul decreto-legge recante “Disposizioni urgenti concernenti enti locali e Regioni”

Intervenendo nel corso del dibattito presso l’Aula di Montecitorio in merito al provvedimento di conversione del decreto-legge 25 gennaio 2010, n. 2, recante “Disposizioni urgenti concernenti enti locali e Regioni”, l’On Lorenzo RIA – deputato dell’Unione di Centro (UDC) – illustrando gli emendamenti a sua prima firma e presentati dal Gruppo, ha evidenziato molti degli aspetti maggiormente controversi che sottendono alla necessità di intervenire in maniera efficace ed organica sulla complessa materia riguardante il riordino degli Enti locali.

“Il decreto-legge oggi al nostro esame, ripropone al nostro interesse il tema delle innovazioni istituzionali, tema che ci appassiona e che ormai da circa venticinque anni è all’attenzione di questo Parlamento. Un interesse che sembra, tuttavia, essersi via via affievolito a causa del metodo utilizzato da questo Governo e da questa maggioranza, che continuano a programmare interventi in pillole, quasi spot elettorali che nulla hanno a vedere con i reali processi di riforma organica, complessi e condivisi, frutto dell’intenso lavoro di confronto tra le diverse forze politiche.
L'aspetto più contraddittorio consiste nella non urgenza di alcuni provvedimenti. Avremmo sostenuto molto volentieri interventi per enti locali e regioni all'interno di un quadro generale che consentisse a noi tutti di condividere un percorso comprensibile. Ma così non è stato.
Ci siamo trovati più volte, almeno per quanto riguarda le occasioni che abbiamo approvato dei provvedimenti con il ricorso alla posizione della questione di fiducia, di fronte al fatto che una Camera ha discusso il provvedimento e l'altra lo ha solo ratificato. E il copione è di nuovo lo stesso.
Ci troviamo, infatti, nuovamente dinanzi all’ennesimo decreto-legge - siamo al cinquantaseiesimo in questa legislatura - e all’ennesima fiducia a cui questo Governo ricorre, finendo per azzerare il ruolo del Parlamento, depotenziando e impedendogli di svolgere con responsabilità e coerenza i propri compiti e le proprie funzioni.
Mi sia consentito di ricordare che negli ultimi mesi il Governo ha affrontato la questione dell'ordinamento degli enti locali in quattro diversi modi: con alcune norme della legge finanziaria; con altre disposizioni, quelle complessive, contenute nella proposta sulla Carta delle autonomie; con altre norme previste nella versione iniziale di questo provvedimento urgente, quindi, nell'arco di pochi mesi vi sono stati quattro diversi pacchetti di intervento che spesso si sono sovrapposti fra di loro, che sono andati a strappi, a singhiozzo, qualche volta in modo davvero schizofrenico.
Ritengo che sia da stigmatizzare questa metodologia di intervento utilizzata ancora una volta dal Governo che, per l'ennesima volta, si concretizza in una disciplina frammentata e in una procedura priva di un preliminare confronto con le autonomie locali, soprattutto per orientare le scelte e per non avanzare sempre ulteriori recriminazioni lungo il percorso successivo alle leggi approvate.
Tutto ciò evidenzia che sarebbe opportuno, al contrario, definire una disciplina organica e coerente della materia, trasferendo il contenuto del decreto-legge in esame nell'ambito del disegno di legge di riforma delle autonomie locali, l’A.C. 3118, che già reca disposizioni analoghe.
Il gruppo dell’Unione di Centro in diverse sedi e, soprattutto, nelle commissioni di merito, ha assunto una posizione trasparente, dando dimostrazione –ancora una volta - di grande responsabilità evidenziando fin da subito gli aspetti di maggiore criticità presenti nel provvedimento al nostro esame, formulando proposte emendative dirette a correggerlo.
In primis le soluzioni formulate a sostegno dei Comuni. Restano, infatti, al momento senza soluzione i problemi legati al Patto di stabilità interno: credo che l'ANCI e l’UPI ve lo abbiano segnalato più volte, chiedendo una revisione affinché vi fosse un allentamento dei vincoli, ormai insopportabili, per i comuni, soprattutto per quelli più virtuosi.
Nello specifico i nostri emendamenti erano finalizzati a prevedere di ampliare le entrate straordinarie da escludere dal saldo con tutte le fattispecie stabilite dall’abrogato comma 8 dell’articolo 77-bis del decreto legge 112/2008. La norma così come posta, infatti, fa si che la riduzione interessi pochissimi enti perché le condizioni di applicazione delle disposizioni in questione rappresenta comportamenti residuali per gli enti soggetti a patto di stabilità. Inoltre la retroattività della norma cambia l’obiettivo programmatico, quindi riduce la manovra, anche per il passato consentendo a posteriori il rispetto del patto di stabilità interno per il 2009.
Un ulteriore pacchetto di emendamenti, da me presentati, è stato poi, diretto a migliorare il testo del decreto, tentando di incidere significativamente all’articolo 1.
Nello specifico, operando attraverso la soppressione dei commi 184, 185 e 186 introdotti nella scorsa legge finanziaria e al contempo prevedendo la soppressione dell’articolo 1, si vuole contribuire ad eliminare le diverse discrasie che questo sistema “frenetico e irrazionale” di operare ha introdotto: non si capisce, infatti, perché il testo preveda la riduzione del numero dei componenti delle giunte a partire dall’anno in corso(2010) , non contestualmente alla riduzione dei componenti gli organi consiliari e non rinvii, senza distinzioni cronologiche tra i differenti organi citati, al 2011 il parallelo snellimento degli organi di rappresentanza politica.
Ancora una volta questo Governo e questa maggioranza invece di prendere il toro per le corna, persevera nella sua opera di retorica: nel provvedimento all'esame del Parlamento, infatti, si presenta o viene percepita una norma che taglia, o semplicemente dimezza, la rappresentanza politica all'interno tanto degli esecutivi, quanto dei consigli comunali e provinciali.
Al contrario la nostra proposta è molto chiara: concentriamoci sull’esame del Codice dell’autonomie, non ci affanniamo ad inseguire provvedimenti spot, spesso utili solo alla propaganda e al contempo portatori di uno spirito neocentralistico contrario a quello della riforma costituzionale del 2001.”
 

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