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15/03/2010

Riflessione dell'On. Lorenzo Ria sull’approvazione del DL n. 4 del 2010

Il decreto legge n. 4 del 2010, recante norme per “l’Istituzione dell’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata”, approvato giovedì 11 marzo scorso dall’Aula di Montecitorio, risponde ad una esigenza avvertita non soltanto dalle organizzazioni che combattono la mafia, ma anche da tutte le forze politiche, cioè quella di una razionalizzazione dell'amministrazione, della gestione e dell'assegnazione dei beni vista la necessità di attuare, a tal riguardo, interventi specifici ed urgenti in relazione all'eccezionale incremento delle procedure penali e di prevenzione relative al sequestro ed alla confisca di beni sottratti alla criminalità organizzata e all’eccezionale numero di beni già confiscati e non ancora destinati a finalità istituzionali e di utilità sociale.
È pur vero, però, che si sono fatti importanti passi avanti in questo senso negli ultimi diciotto mesi, grazie anche all’eccellente lavoro fin qui svolto dal Commissario straordinario, il dott. Antonio Maruccia; i rappresentanti del Governo ne hanno citato i risultati raggiunti in termini di destinazione ed utilizzo dei beni e dei patrimoni confiscati.
Ecco perché non comprendiamo l’ennesimo ricorso alla decretazione d’urgenza. Era proprio necessario, considerati i risultati che comunque si stavano ottenendo, mettere mano alla materia con la consueta fretta di questo Governo? Non sarebbe stato più opportuno dedicare più attenzione a questa tematica così delicata, invece di confezionare in poche settimane un provvedimento solo per ostentarne l’approvazione a Reggio Calabria?Il ricorso ad un altro decreto-legge per disciplinare l’istituzione e il funzionamento dell’Agenzia è l’ennesima trovata propagandistica che consente all’Esecutivo di professarsi “Governo del fare”, ma che, il più delle volte genera prodotti incompleti. Credo che avremmo potuto analizzare ancora meglio i vari nodi problematici se il Governo avesse affrontato il problema seguendo l’iter legislativo ordinario, consentendo a tutti i gruppi parlamentari di avere più tempo, in Aula e in Commissione, per lavorare ad un sistema di gestione ancora più adeguato.
Tra l’altro, il decreto-legge, nella sua formulazione originaria, presentava vistose difficoltà applicative e anche evidenti rischi di una perdita di funzionalità, nonché di un certo distacco dall'attività dell'autorità giudiziaria, anche per una sorta di eccessiva discrezionalità che lo caratterizzava.
Il Gruppo dell’Unione di Centro ha sostenuto la necessità di apportare, fin dall’inizio dell’iter in Commissione Giustizia, diverse modifiche: alcune di esse sono state accolte con i nostri emendamenti, altre sono il frutto di un lavoro complessivo, che è stato rivolto a realizzare una più efficace collaborazione tra l'Agenzia e l'autorità giudiziaria, le regioni e gli enti locali, in relazione ai quali occorre sottolineare l’importante ruolo fin’ora svolto per le attività di promozione della legge n. 109/96 anche attraverso l’adozione di leggi regionali e provvedimenti di natura regolamentare per il finanziamento dei progetti di riutilizzo dei beni confiscati, a valere soprattutto sulle risorse comunitarie a titolarità regionale.
Vorrei ricordare l’emendamento da me presentato - in parte assorbito dall'emendamento delle Commissioni - in cui si prevedeva che la programmazione da parte dell’Agenzia nazionale avesse tenuto conto delle previsioni contenute nei piani regionali di sviluppo economico e sociale, e che gli enti territoriali, anche attraverso loro consorzi e associazioni, possano amministrare direttamente il bene o assegnarlo in concessione a titolo gratuito, nel rispetto dei principi di trasparenza, non discriminazione e parità di trattamento.
Al termine del lavoro svolto, in definitiva, ritengo comunque di dover esprimere considerazioni complessivamente positive sulle valutazioni conclusive espresse dalla maggioranza e convergo pienamente sul fatto che il Parlamento, attraverso l’approvazione definitiva del provvedimento, contribuirà a scrivere una bella pagina della propria storia, poiché l'istituzione dell'Agenzia nazionale per l'amministrazione e destinazione dei beni sequestrati e confiscati alle mafie traccia certamente una priorità nell'agenda politica nazionale presentando una visione strategica, efficace e concreta, nelle politiche di contrasto alla criminalità organizzata.
Accanto a ciò, tuttavia, permangono ancora delle perplessità che debbono essere, a mio avviso, evidenziate: aspetti che rappresentano un arretramento rispetto alla linea di azione da noi condivisa, che avrebbero forse meritato una maggiore attenzione da parte del Governo.
Mi riferisco, in particolare, al sostegno che deve essere garantito ai soggetti assegnatari dei beni oggetto di confisca. Sul fronte del concreto utilizzo dei beni sottratti dalle disponibilità delle criminalità organizzata, infatti, sarebbe stato più opportuno procedere tenendo bene a mente – fin dall’inizio - il principio ineludibile dell’uso sociale di quest’ultimi, provvedendo quindi ad incrementare le risorse da destinare per queste finalità.  
In questa ottica il Gruppo UDC, attraverso un emendamento a mia prima firma, trasfuso in un ordine del giorno accolto dal Governo seppur come raccomandazione - fatto questo comunque positivo – ha chiesto di provvedere ad istituire, presso la stessa Agenzia nazionale, due appositi fondi (finanziati nella misura del 50% con i proventi derivanti dall’affitto, dalla vendita o dalla liquidazione dei beni aziendali sequestrati) atti a consentire, da un lato l’accesso al credito a favore dei soggetti beneficiari per la realizzazione di progetti volti al risanamento o al recupero dei beni immobili confiscati concessi, dall’altro il risanamento dei soggetti assegnatari dei beni confiscati che siano stati oggetto di atti intimidatori manifestatisi attraverso la distruzione o la sottrazione di beni strumentali alla gestione degli stessi beni confiscati.
In conclusione, dunque, diamo atto che il lavoro svolto - e al quale anche Noi abbiamo partecipato con il nostro contributo prezioso, trasparente e responsabile - ha portato ad una sintesi nella quale comunque ci riconosciamo.
La criminalità organizzata deve essere contrastata non soltanto con la coerenza dei linguaggi, ma anche e soprattutto con la coerenza degli strumenti e, in questo senso, l’istituzione dell’Agenzia nazionale ne rappresenta l’espressione più concreta.

 

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