Sito Ufficiale
Home Page   |    Contatti
Photogallery
Video Gallery
Nessun video presente
Vuoi essere sempre aggiornato su news, eventi ed iniziative? Aderisci alla Newsletter.
Iscriviti ora

Interventi » Dettaglio

15/12/2009

Intervento nella discussione alla Camera dei Deputati in materia di disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2010)

“Signor Presidente, credo che la discussione parlamentare sul disegno di legge finanziaria per l'anno 2010 avrà almeno un merito, che è quello di rendere chiara ed evidente l'arrogante forzatura delle regole fondamentali della democrazia operata da questa maggioranza, che si muove come se non dovesse rendere conto a nessuno.
In Commissione bilancio tutti sanno come è finita la discussione costruttiva che avevamo sperato di svolgere con l'Esecutivo e con l'attuale maggioranza: essa è purtroppo naufragata nel momento in cui abbiamo iniziato ad entrare nel merito delle questioni più rilevanti e significative. È avvenuto in sostanza che la maggioranza e il Governo non se la sono sentita di condividere con noi l'approfondimento, sia pure di alcuni pochi, sensibili temi, sui quali trovare un'intesa, preferendo al contrario la strada di una convulsa azione autoemendativa. Ancora una volta, sembra essere venuta meno la disponibilità al confronto, nel tentativo di fornire soluzioni efficaci, valide ed adeguate sui quesiti che da tempo vi poniamo nell'interesse del Paese. Si tratta di una maggioranza in forte difficoltà, attraversata al suo interno da tensioni e divisioni, che ha blindato il maxiemendamento per evitare il rischio di mostrarsi per quella che è, un vaso di coccio litigioso e per così dire pasticcione. Il risultato è un testo che è un boomerang contro le famiglie e le imprese: le prime, le famiglie, escono con le ossa rotte da questa finanziaria dove non solo non c'è nulla ma addirittura è stato tolto anche il bonus famiglia previsto nel 2009; le seconde, le imprese, che si aspettavano il taglio dell'IRAP, è tanto se non vedranno accrescere la pressione tributaria e fiscale. Esprimo dunque un giudizio dunque fortemente critico e negativo pregno di preoccupazione per un Governo che cerca di vivacchiare rimandando sine die le riforme serie e strutturali indispensabili per lo sviluppo del Paese e per il rilancio del Mezzogiorno, ancora una volta riposto nel dimenticatoio, affidando la sua ripresa e la sua crescita unicamente ad un investimento di 470 milioni di euro per la ricapitalizzazione della società Stretto di Messina e della cosiddetta «banca del sud» che non si comprende bene per quale ragione debba riuscire, laddove simili esperienze con le medesime caratteristiche hanno già ampiamente fallito.
Il gruppo dell'Unione di Centro in diverse sedi e soprattutto nella Commissione di merito rappresentato dal capogruppo, l'onorevole Galletti, ha assunto fin da subito una posizione trasparente, dando dimostrazione ancora una volta di grande responsabilità, agevolando l'iter del provvedimento che oggi è all'esame dell'Aula, proponendo in maniera costruttiva e senza alcun atteggiamento ostruzionistico diversi emendamenti che andavano nella direzione di migliorarlo. Ci siamo preoccupati infatti di inserire alcune proposte emendative che cercavano in primo luogo di reinserire le risorse mancanti e in secondo luogo di sostenere il tessuto sociale e produttivo del nostro Paese, in primis imprese e famiglie, oggi maggiormente esposte alle innumerevoli difficoltà finanziarie derivanti dalla crisi economica tutt'altro che passata.
Tra gli altri emendamenti, lo ricordo brevemente, abbiamo presentato misure sul patto di stabilità, sul 5 per mille, maggiori fondi sulla sicurezza, l'inserimento del canone RAI nella bolletta elettrica - come ricordava il collega Rao - la cedolare secca sugli affitti e infine ci siamo battuti per cancellare la norma che prevede la possibilità di vendita dei beni confiscati alla mafia per fare cassa, poiché crediamo fortemente che questi debbano essere destinati a svolgere una funzione sociale e non consegnati semplicemente alle aste. È in particolare su tale questione che vorrei soffermarmi brevemente avendo sottoscritto l'emendamento che modifica l'articolo 2, comma 47, lett. a), capoverso 2-quater.
Con l'emendamento che era stato votato, ed approvato, già durante l'iter del provvedimento al Senato, che consente la vendita dei beni immobili confiscati alle mafie, viene di fatto tradito l'impegno assunto con il milione di cittadini che nel 1996 firmarono la proposta di legge per l'uso sociale dei beni confiscati alla mafia e la loro restituzione alla collettività. Il divieto di vendere questi beni è, infatti, un principio che non può, e non deve, salvo eccezioni, essere messo in discussione. Se l'obiettivo è quello di recuperare risorse finanziarie, è bene ricordare che già esistono degli strumenti, a partire dal Fondo unico giustizia alimentato con i soldi liquidi sottratti alle attività criminali, di cui una parte deve essere destinata prioritariamente ai familiari delle vittime di mafia e ai testimoni di giustizia. Attraverso il riutilizzo sociale, infatti, i beni vengono gestiti dalle associazioni di volontariato che operano nei settori del disagio sociale, dalle cooperative sociali che, attraverso la creazione di posti di lavoro, recuperano soggetti a rischio, dalle organizzazioni che offrono servizi di promozione e crescita civile e culturale alla comunità. Molti altri beni, inoltre, vengono utilizzati dallo Stato come caserme, scuole e uffici, producendo un notevole risparmio di risorse.
A conferma di ciò vorrei citare in questa sede, se pur brevemente, alcuni dati significativi che emergono dalla relazione annuale conclusiva del mandato del Commissario straordinario del Governo, il dottore Antonio Maruccia, che a nome del gruppo Unione di Centro intendo ringraziare, per la gestione e la destinazione dei beni confiscati alla criminalità organizzata presentata lo scorso novembre. Ebbene, i numeri, per l'appunto, ci dicono inequivocabilmente che i risultati sono pienamente soddisfacenti e per certi versi sorprendenti. Si consideri a titolo di esempio che nei 18 mesi di attività dell'ufficio commissariale sono stati destinati 1.438 beni a fronte dei 3.969 provvedimenti di destinazione relativi ai 12 anni precedenti. Nel periodo 2008-2009 sono stati, inoltre, liberati 295 immobili oggetto di confisca, occupati abusivamente dagli stessi malavitosi, con un valore del patrimonio destinato, nei 18 mesi di attività, che ammonta a 230 milioni di euro, a fronte dei 500 milioni di euro dei beni destinati nei 12 anni precedenti. Ancora: su 8.933 beni immobili confiscati, 5.407 sono stati destinati, e la maggior parte dei beni destinati è stata consegnata agli enti locali per finalità sociali (il restante 14 per cento è stato mantenuto allo Stato per fini istituzionali). È positiva anche la sinergia attivata con le diverse regioni, in particolare faccio riferimento alla mia regione la Puglia, in cui a seguito di intese con l'assessorato competente, l'ufficio ha seguito i lavori per il bando «libera il bene», che prevede l'assegnazione di 20 milioni di euro dalle risorse del P.O.R. Puglia nella programmazione 2007-2013. Si è avviato un processo di condivisione di azioni che può portare alla stipula di un accordo di programma quadro, nel quale far confluire, tra le altre, le risorse del Fondo delle aree sottoutilizzate che la regione eventualmente deciderà di mettere a disposizione per interventi di utilità sociali sui beni confiscati.
Ricordo in questa sede come soprattutto in alcune regioni del sud non ci si muova nell'ambito delle normali e legittime regole di mercato, ma in un contesto di forte alterazione delle stesse a causa delle influenze esercitate dalla malavita organizzata. Tali forme di criminalità sono ormai molto evolute sotto il profilo organizzativo, utilizzando strumenti e sistemi simili a quello delle imprese legali, e sono certamente in grado di influenzare il procedimento di vendita che si vorrebbe introdurre con il comma 47 dell'articolo 2 del provvedimento in esame.
Ritengo che compito precipuo dello Stato è, al contrario, quello di sostenere l'economia e lo sviluppo del territorio. Non si può sacrificare questo obiettivo in vista della realizzazione di entrate per il Ministero della giustizia che sarebbero, oltre tutto, limitate e non determinanti. Sarebbe un tragico errore, dunque, vendere i beni, correndo di fatto il rischio di restituirli alle organizzazioni criminali (capaci di mettere in campo ingegnosi sistemi di intermediari e prestanome) già pronte per riacquistarli, come peraltro risulta da molteplici segnali arrivati dai territori più esposti all'influenza dei clan.
Con la nostra proposta emendativa, che ahimè non sarà discussa perché il Governo ha inteso apporre nei confronti dell'Assemblea la questione di fiducia, si tentava dunque di evitare, o meglio di limitare e di contenere gli effetti di una disposizione quanto mai dannosa, prevedendo che i beni oggetto di confisca non potessero comunque essere alienati, venduti o ceduti dall'ente locale (il luogo fisico di ubicazione del bene) prima che fossero trascorsi 20 anni durante i quali tali beni avrebbero dovuto essere destinati a finalità sociali. Questo era in conclusione l'obiettivo della proposta emendativa e noi ci auguriamo che questa proposta possa essere ripresa in altra sede, in altra proposta di legge, dal Governo e dalla maggioranza, per evitare che questa norma si traduca in un indiretto regalo alle mafie”.
 

sabato 29
FEBBRAIO 2020
ORE 00.46
Agenda Appuntamenti FEB 2020
Vedi Altri »
Interventi FEB 2020
sabato 26 gennaio 2013
Sintesi del lavoro svolto in Parlamento e sul territorio dall'On. Lorenzo Ria durante la XVI Legislatura
mercoledì 28 novembre 2012
ENORMI BENEFICI DAL TRAMONTO DEI CAMPANILI
giovedì 13 settembre 2012
Domande poste al Ministro della Giustizia Prof. Avv. Paola Severino Di Benedetto
Vedi Altri »