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26/06/2012

Intervento in Aula dell'On. Lorenzo Ria - Informativa urgente del Governo sul tragico attentato in Afghanistan che ha causato la morte del carabiniere scelto Manuele Braj e il ferimento di altri due militari.

 "Da salentino e quindi da conterraneo del giovane carabiniere Manuele Braj, tragicamente morto in questo triste e vile attentato in Afghanistan, non posso che manifestare tutto il mio cordoglio per quanto accaduto, nonché stringermi, insieme a voi colleghi e a tutti i rappresentanti dello Stato, ad una famiglia che ha perso il proprio faro, la propria colonna portante, un ragazzo che era figlio e che da pochi mesi era anche padre, e che purtroppo non potrà più esserlo a causa della violenza cieca di chi ha innescato quell’ordigno mortale.
Ancora una volta la Puglia e il Salento piangono un altro loro figlio morto all’estero mentre era impegnato in una missione militare, una missione di peacekeeping dalle alte finalità umanitarie. Un altro nome che si aggiunge al fin troppo lungo elenco nero delle giovani vite spezzate in luoghi lontani e pericolosi.
Possa oggi il nostro abbraccio arrivare forte alla comunità di Collepasso, città natale del povero Manuele, che in questo momento è sconvolta da una perdita angosciante ed è stretta attorno alla famiglia del giovane militare caduto mentre compieva il suo dovere. E naturalmente si estenda più forte a tutte le persone che Manuele lo conoscevano e lo amavano.
È sempre difficile consolare chi è vittima di tragiche vicende come questa. Non esistono parole adatte a sostenere sufficientemente i familiari e ad alleviare il loro dolore. E forse non bastano nemmeno le rassicurazioni di vicinanza e di sostegno che possiamo inviare loro in questo momento così amaro. Eppure noi abbiamo il compito di farlo. Abbiamo il dovere di far sentire ai cittadini tutti che lo Stato c’è e che le istituzioni sono le prime a scuotersi e ad urlare l’ingiustizia di questi fatti di sangue, provocati da una crudeltà terrorista che non ha giustificazioni, soprattutto quando è rivolta contro vittime innocenti, che vanno a lavorare in terre di confine solo per adempiere ai propri doveri e a rappresentare l’intera Nazione, di cui restano il più grande orgoglio.
Manuele era un ragazzo del sud, aveva trent’anni e sicuramente tanti sogni e progetti da realizzare, insieme alla giovane moglie e al figlioletto di otto mesi. Era un militare, un servitore dello Stato. Era anche un veterano delle missioni all’estero e sapeva bene quali sono i rischi di questo eroico lavoro. Ma come tutti i nostri militari era consapevole delle finalità di pace e di ricostruzione civile delle nostre missioni, e ancora una volta aveva voluto essere in prima linea nella difesa della democrazia e della libertà in quel tormentato Paese.
Non era solo, naturalmente. Con lui erano anche Dario Cristinelli ed Emiliano Asta, carabinieri valorosi anche loro feriti dall’ordigno, cui vanno i nostri migliori auguri di una pronta guarigione e di un veloce ritorno alla normalità delle loro vite, nella speranza che riescano presto a buttarsi alle spalle questo triste episodio.
Questi ragazzi si trovavano in Afghanistan con il precipuo scopo di contribuire a creare le opportune condizioni di sicurezza perché il Paese possa riprendere un cammino democratico. Ma non solo. In tanti anni di missioni hanno costruito scuole, ospedali, strutture civili a favore della popolazione locale. Eppure sono stati oggetto di attacchi ripetuti da parte degli insorgenti, di coloro che non tollerano la presenza di stranieri armati sul territorio afghano. Ecco che l’Italia intera, cittadini e istituzioni insieme, deve concretamente dimostrare alle loro famiglie che questi tristi episodi non sono accaduti invano. Che il tributo pagato con la vita da questi giovani non verrà dimenticato, e sarà da esempio di virtù e di coraggio per tutte le generazioni a venire.
Possa oggi essere questo il senso di questa discussione in Aula. Possano essere la solidarietà e l’onore di essere italiani i sentimenti che guidano questa riflessione. Ricerchiamo, per il futuro, maggiore sicurezza e migliori tutele per i nostri giovani impegnati su fronti così pericolosi, ma allo stesso tempo continuiamo a garantire vicinanza e partecipazione a chi ci rappresenta degnamente nel mondo e svolge alti compiti di salvaguardia della pace e della democrazia in tutti i luoghi – anche in quelle terre infuocate e rischiose – in cui ce n’è più bisogno".

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