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29/09/2011

Intervento in Aula - Pdl "Disposizioni in materia di attribuzione delle funzioni ai magistrati ordinari al termine del tirocinio"

"Signor Presidente, la proposta di legge in materia di attribuzione delle funzioni ai magistrati ordinari al termine del tirocinio, con riferimento al testo così come modificato nell’ambito della II Commissione, si presta indubbiamente a considerazioni di favore per la parte relativa alla possibilità di attribuire ai magistrati di prima nomina anche funzioni requirenti. Sin dal principio, l’iniziativa legislativa, originariamente a firma dell’onorevole Vietti, era stata dettata dalla necessità di colmare il vuoto di organico riscontrato nella magistratura, anche solo a partire da una redistribuzione più razionale delle risorse umane già a disposizione.
Il problema era già grave alla data della prima presentazione della proposta, ma non possiamo non ammettere che l’allora onorevole Vietti fu oltremodo lungimirante. Basti pensare che una misura pressappoco identica nei contenuti è stata introdotta in una delle recenti manovre finanziarie, con ambito di operatività però ristretto ai magistrati ordinari che si trovano a svolgere adesso il periodo di tirocinio. Che il sistema fosse prossimo al collasso era stato già preventivato e si cercò, tra i vari modi, di affrontarlo anche attraverso questa proposta targata Unione di Centro. Del resto, la giustizia, per noi, ha rappresentato sempre un terreno di confronto politico e stimolo a perseguire una linea di azione concreta e pragmatica e, più che firmare « norme manifesto » e attestarsi su posizioni irriducibilmente di principio, ci siamo indirizzati verso un lavoro costruttivo, finalizzato a costruire un sistema giudiziario equo ed efficiente. Si tratta del lavoro che caratterizza il nostro modo di fare opposizione. Lo si è già visto negli ultimi tempi, bollenti per il tema giustizia e per i rapporti tra questa e la politica stessa. Cito, a titolo meramente esemplificativo, le norme sul cosiddetto processo breve, occasione in cui noi avevamo creduto di poter introdurre misure che avrebbero migliorato la catastrofica condizione dei palazzi di giustizia del nostro Paese. Si tratta di misure che tentiamo di proporre da sempre – come, ad esempio, la riduzione del numero dei tribunali, la revisione delle circoscrizioni, cosa che solo di recente la maggioranza e il Governo hanno inserito nell’ultima manovra finanziaria – incontrando, ahimè, sino ad oggi sempre un atteggiamento di chiusura da parte della maggioranza di Governo. Certo, il provvedimento che stiamo discutendo oggi non possiamo dire che rappresenti un passo verso una giustizia migliore, quanto meno rimuove delle barriere inutili all’esercizio della funzione requirente al termine del tirocinio.
La removibilità del precedente divieto, fondato sulla preoccupazione che l’inesperienza potesse fungere da fattore negativo per svolgere l’ufficio del pubblico ministero, è da riscontrarsi soprattutto nella struttura ormai piramidale delle procure della Repubblica, che copre gli atti rilevanti sempre attraverso il visto del procuratore capo o di un suo delegato. Si può dire in breve che il controllo interno può ben bilanciare il rischio che l’inesperienza possa eventualmente dare luogo ad errori. La proposta di oggi, inoltre, tiene conto anche dell’esigenza di scongiurare un ulteriore rischio, collegato stavolta all’esercizio delle funzioni monocratiche penali al termine del periodo di tirocinio.
In breve, i nuovi giudici (intendo coloro che non hanno ancora conseguito la prima valutazione di professionalità) non potranno essere destinati a svolgere le funzioni di giudice penale unico salve le ipotesi limitate di citazione diretta a giudizio previste dall’articolo 550 del codice di procedura penale, né potranno svolgere i ruoli di giudice per le indagini preliminari e di giudice dell’udienza preliminare. 
Le ragioni del divieto sono da riscontrarsi, in tal caso, nell’effettiva inconciliabilità tra inesperienza e necessità di assumere decisioni in ordine alla libertà personale, nonché la possibilità che si addivenga alla decisione di finale assoluzione o condanna già nel corso dell’udienza preliminare. Quindi, in conclusione, la nostra iniziale proposta si era occupata pure di questo aspetto prevedendo, come dicevo prima in occasione dell’emendamento proposto dall’onorevole Palomba, un ulteriore anno di tirocinio mirato allo svolgimento delle funzioni monocratiche. Tuttavia, nonostante le modifiche apportate al testo originario, noi dell’Unione di Centro guardiamo con ampio favore all’approvazione del provvedimento in esame.
Non posso non cogliere l’occasione per rinnovare le nostre più generali preoccupazioni in tema di giustizia, supportate peraltro anche dalle audizioni svolte con riguardo a provvedimenti diversi all’esame della Commissione da quello di cui ci stiamo occupando attualmente, ma sempre incidenti sull’argomento dei giudici e della giustizia.
Ribadisco, dunque, che il tema resta sul tavolo e che noi dell’Unione di Centro continueremo a contribuire, per quanto ci è concesso, ad affrontarlo. Esprimo, infine, e ribadisco il nostro voto favorevole sulla proposta in esame, sebbene si tratti soltanto di un piccolissimo passo verso una auspicata e seria riforma dell’intero sistema".

 

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