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21/09/2011

Intervento in Aula - Ddl costituzionale "Partecipazione dei giovani alla vita economica, sociale, culturale e politica della Nazione ed equiparazione tra elettorato attivo e passivo"

"Signor Presidente, il disegno di legge di cui discutiamo, come abbiamo già avuto modo di verificare con gli interventi di chi mi ha preceduto, rappresenta un’occasione di confronto da non sottovalutare. Un’occasione di confronto, innanzitutto, perché va a modificare il testo della Costituzione, seppur attraverso un intervento di tipo parziale. È un’occasione di confronto soprattutto perché può rappresentare un segnale di apertura e di sensibilità da parte del Parlamento nei confronti dei temi sociali e della partecipazione delle persone alla vita delle istituzioni che le rappresentano.
La modifica costituzionale, pur riguardando le regole formali per essere eletti in Parlamento, non ha, a mio avviso, carattere strettamente tecnico. Anzi, si tratta di un cambiamento sostanziale dei principi di accesso alla vita politica della nazione, che amplia i confini fissati dalla storia ed elimina retaggi culturali ormai ingiustificabili, realizzando ulteriormente il concetto della partecipazione alla determinazione della politica nazionale con metodo democratico, che è poi il metodo sancito dalla stessa Carta costituzionale.
Mi sento dunque di condividere l’impostazione che il Ministro Meloni ha voluto dare al testo, equiparando i limiti di età per l’elettorato attivo e per quello
passivo. È vero che l’Unione di centro, attraverso i colleghi Tassone e Mantini, ha presentato delle proposte emendative, ma con la discussione che si sta svolgendo e con le riflessioni che pure vi sono state all’interno del nostro gruppo, arriveremo – i colleghi lo formalizzeranno sicuramente dopo il mio intervento – a ritirare le proposte emendative che abbiamo presentato.
Le nuove norme quindi si ispirano a principi ragionevoli, anche in ragione di un confronto con il dato europeo, così come è stato anche richiamato negli interventi dei colleghi che mi hanno preceduto. Il cittadino chiamato a scegliere i propri rappresentanti, perché giudicato dall’ordinamento in grado di farlo, deve essere considerato, allo stesso modo, maturo per essere eletto. Ciò anche in virtù dei profondi mutamenti sociali che hanno interessato il nostro Paese dal dopoguerra ad oggi, e cioè l’innalzamento del livello medio di istruzione generale, che è un dato di fatto.
Ancora di più, negli ultimi anni, grazie alla tecnologia e alla multimedialità di cui dispongono i nostri ragazzi possono accedere prima e più facilmente rispetto al passato ad un flusso formativo e informativo che li rende già da giovanissimi cittadini del mondo. C’è da augurarsi, tra l’altro, che questa innovazione possa rappresentare, così come ha ricordato la collega Binetti, soprattutto uno stimolo per le nuove generazioni ad interessarsi maggiormente alla vita politica del nostro Paese, posto che sull’argomento si registrano, purtroppo, dati poco confortanti. Infatti, i nostri giovani si dedicano sempre più a passioni individuali e sono sempre meno avvezzi alla militanza politica, intesa come socializzazione per un obiettivo comune.
Pertanto, il disegno di legge costituzionale in esame e le abbinate proposte possono essere un segnale di apertura e di attenzione importante che può contribuire a coinvolgere un’intera fascia sociale che oggi non ha ancora voce, non in nome di un giovanilismo forzato, ma di un necessario e sano ricambio generazionale. Tale ricambio potrebbe essere favorito anche attraverso l’introduzione di un’altra norma – mi rendo conto che non poteva essere questa la sede per farlo, ma anche questo deve essere motivo di riflessione e di discussione – che stabilisca un tetto massimo di età per l’eleggibilità in Parlamento, finalizzato a contenere l’età media dei parlamentari.
Cari colleghi, non dovremmo avere paura di incoraggiare il cambiamento. Esiste un limite di età raggiunto il quale è opportuno che il parlamentare, come qualsiasi altro lavoratore, ceda il passo alle nuove generazioni, affinché le Camere, rappresentando in termini di età la parte più attiva della popolazione, restino sempre al passo con i tempi adeguandosi più facilmente ai mutamenti e alle innovazioni che il tempo moderno impone.
Mi avvio alla conclusione. A queste riflessioni – mi rivolgo soprattutto al Ministro – sull’opportunità di modificare i limiti di età per l’accesso in Parlamento devo però aggiungere necessariamente un dato che non convince affatto e anzi appare un « fuori luogo », ossia l’introduzione dell’articolo 31-bis prevista dal testo originario. Oggi invece, anche con la discussione e la spinta delle opposizioni, tale previsione viene modificata dallo stesso Governo con un emendamento che è dell’intera Commissione. Si perviene, così, ad una formulazione che appare condivisibile, per cui annuncio il ritiro della mia firma – sarà poi il collega Tassone, quale primo firmatario, a formalizzare il ritiro dell’intero emendamento Tassone 1.3 – all’emendamento soppressivo dell’articolo 31-bis proprio perché, come dicevo, la formulazione di un comma aggiuntivo all’articolo 31, come emendamento della Commissione, ci convince molto di più, poiché informa le proprie scelte al principio di equità fra le generazioni.
In tal modo, la promozione di provvedimenti per la partecipazione dei giovani alla vita pubblica non va a ledere il principio di uguaglianza, principio cardine della nostra Costituzione sancito dall’articolo 3. La formulazione originaria era per noi ridondante e, se vogliamo, a tratti discriminatoria, come ho già detto, e lesiva del principio di uguaglianza formale sancito dall’articolo 3 della Costituzione. Inoltre, l’uguaglianza delle opportunità va sempre armonizzata con il principio di ragionevolezza, come ci insegna la ormai consolidata giurisprudenza della Corte costituzionale.
Ragionevolezza, in questo caso, vuol dire che non ci si ostini a rimarcare o a specificare principi fondamentali, qual è quello della tutela della persona senza limiti di età, che è un principio fondamentale, perché si rischia in questo modo di indebolire i principi fondamentali, posto che i giovani italiani non riceverebbero tutela specifica alcuna da questa modifica della Costituzione, così com’era stata appunto originariamente pensata. 
Per questo avevamo proposto l’emendamento soppressivo dell’articolo 3, che oggi ritiriamo alla luce della nuova formulazione. Quindi, non è più il caso di chiedere all’Aula di accogliere il nostro emendamento perché con le nostre proprie riflessioni, con posizioni anche nostre e particolari rispetto a questi temi, condividiamo l’impianto generale e quindi ci apprestiamo ad approvare il provvedimento, così come sarà modificato soprattutto con l’emendamento nuovo del comma aggiuntivo all’articolo 31".

 

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