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Interventi » Dettaglio

21/01/2010

Intervento dell'On. Lorenzo Ria in Aula alla Camera dei Deputati sulle Comunicazioni del Ministro della giustizia Angelino Alfano sull’amministrazione della giustizia

"Signor Ministro, l’incipit della sua relazione anche quest’anno, da un lato, dà il senso della ritualità dell’atto che la maggioranza si appresta ad approvare, cioè le sue comunicazioni, e dà anche il senso della solennità, come lei l’ha definita, di quest’atto. Dall’altro lato, però, consente a noi di dire e di registrare che anche quest’anno le questioni di merito affrontate – anche in ordine al modo in cui lei intende affrontarle – non solo sono un po’ sotto tono rispetto alle attuali esigenze, ma soprattutto sono inadeguate rispetto alle esigenze che il nostro Paese ha a causa delle molteplici defezioni del sistema giudiziario.
Anche quest’anno, signor Ministro, sarebbe sufficiente che lei andasse a rileggere – penso che l’abbia fatto – la relazione dello scorso anno affinché quest’Aula verifichi che anche quest’anno gli obiettivi che lei intende perseguire, e con i quali lei ha concluso la sua relazione, sono esattamente quelli contenuti nella relazione dello scorso anno. Quindi, anche quest’anno siamo ancora agli annunci, ad una elencazione di dati e di cifre e ai diversivi, perché gli obiettivi a cui ha fatto riferimento sono gli stessi di un anno fa.
Anche un anno fa, infatti, lei ha parlato di un piano straordinario per eliminare l’arretrato per ciò che concerne il contenzioso civile, di informatizzazione e di digitalizzazione dei processi, in particolare, di quello civile. Anche un anno fa lei ha parlato in quest’Aula di volere affrontare e risolvere il problema delle sedi disagiate su cui tornerò tra un attimo trattandosi di un problema di attualità. Con il decreto-legge che arriverà in Aula tra una settimana, invece, noi siamo costretti ad approvare l’ennesima proroga. Anche un anno fa ci ha detto che avrebbe affrontato – e se lo è posto come obiettivo – una riforma della magistratura ordinaria, delle professioni e del processo penale. A distanza di un anno, ci troviamo a registrare gli stessi annunci, quindi abbiamo perso un anno e, ormai, stiamo per raggiungere i due anni di questa legislatura.
Mentre un anno fa potevamo anche capire, in quanto era il suo primo anno come responsabile del dicastero della giustizia, oggi è passato un altro anno e nulla è stato fatto. Ciò è dovuto, signor Ministro, al fatto che è mancato il senso di un’azione organica che pure lei ha sottolineato come suo merito e come merito di questo Governo. È mancata, invece, signor Ministro, proprio quest’azione riformatrice ampia e organica, come lei l’ha definita. Si ha, al contrario, proprio un’azione di inerzia riformatrice che non può essere ulteriormente tollerata, così come non può essere più consentito ricorrere, in luogo delle riforme di sistema e delle riforme ampie, a provvedimenti scorciatoia quale il disegno di legge sul processo breve approvato ieri in Senato.
Allora, signor Ministro, a distanza di un anno chi ha responsabilità come la sua si sarebbe dovuto chiedere come viene percepita dai cittadini e dall’opinione pubblica la situazione della giustizia. Secondo noi continua ad essere partecipata come un elemento di ritardo e di rallentamento. Tutto ciò avviene in questa fase delicata di crisi economica e finanziaria che il Paese sta vivendo. Se non riusciamo a liberare veramente il Paese da questo macigno, che lo rallenta – non tanto e non solo in ciò che accade nelle aule di tribunale, ma nelle sue ricadute sulle dinamiche dello sviluppo e del progresso del Paese –, non faremo il nostro dovere, proprio perché è anche attraverso il sistema giudiziario che si misura l’indice di funzionalità del sistema economico e sociale del nostro Paese.
Signor Ministro, l’Unione di centro ha invece voluto affermare – e continuerà a farlo, con la risoluzione che abbiamo presentato – una profonda azione riformatrice, il che significa fare in modo che il « sistema-giustizia » diventi veramente efficiente ed efficace per soddisfare le esigenze e i diritti dei cittadini.
Vi è e continua ad esserci, nel nostro Paese, un’ingiustizia quotidiana e milioni di cittadini non comprendono perché non vi possa essere certezza della pena e perché sia ancora troppo limitato, ovvero protratto nel tempo, il risarcimento del danno. Ci permettiamo ancora una volta, con la nostra risoluzione, in questo frangente, non di frenarla o di contenerla nella sua ansia riformatrice di produzione dei provvedimenti legislativi, a cui lei ha fatto riferimento. Noi dell’Unione di centro vogliamo invece continuare a spronarla, perché nelle riforme si proceda davvero nel dettaglio e non le si enunci soltanto,
poiché se abbiamo qualcosa da lamentare è il fatto che finora gli annunci sono stati molti, ma le proposte sono state davvero poche.
Noi non ci siamo limitati, in fatto di proposte, sin dall’inizio della legislatura, a dare il nostro contributo: siamo voluti scendere sul terreno del confronto reale, cercando di entrare e di sviscerare nel merito i problemi e le diverse questioni, che sono e rimangono anche molto complesse.
Lo abbiamo fatto con un approccio non ideologico o di facciata, ma con un atteggiamento proprio di chi è capace di non dire soltanto « no », in ossequio al ruolo che pure rappresentiamo in quest’Aula – che è quello di opposizione –, ma neanche con l’approccio di chi dice per forza e sempre solo « si », in qualche modo uniformandosi al Governo e alla maggioranza.
Signor Ministro, lei lo sa: con il nostro capogruppo, l’onorevole Vietti, ci siamo fatti carico di presentare una nostra proposta sul legittimo impedimento, una soluzione « ponte » che può consentire di uscire dall’attuale situazione di stallo che si è venuta a creare, perché riteniamo che lo scudo per le più alte cariche dello Stato sia un tema fondato e percorribile, ma abbiamo detto che noi lo facciamo nella chiarezza complessiva. Abbiamo chiesto di bloccare il provvedimento sul processo breve, perché questa è la nostra condizione per poter procedere sul legittimo impedimento, e invece non vi siete fermati.
Al contrario, continuate a parlare di riforme e le declinate solo in termini di interesse del singolo, di un singolo, e di un trattamento diversificato dei parlamentari, ma in questo modo, signor Ministro, non si andrà da nessuna parte. Non è pensabile accettare di stravolgere il sistema processuale penale e civile, poiché questo rappresenterebbe – così come volete che avvenga con il processo breve – un’anomalia tutta italiana ed un serio vulnus per l’intero impianto giuridico e giudiziario del nostro Paese e per le tutele di tutti i cittadini.
Faceva un accenno prima alla soluzione del problema delle sedi disagiate. Ancora una volta, noi abbiamo dato la prova, con un emendamento presentato ieri in Commissione dall’onorevole Rao, di come vogliamo affrontare e risolvere i problemi. Lo abbiamo fatto con una soluzione che consente di ridurre il fenomeno della scopertura delle sedi disagiate.
Il nostro emendamento consente di tenere in giusto conto la professionalità dei giovani magistrati, destinandoli a svolgere funzioni requirenti al termine del tirocinio, nonché di trovare una soluzione condivisa tra le diverse parti politiche. Signor Ministro, è questo l’approccio che noi vorremmo si avesse nell’affrontare queste questioni. La soluzione di quel problema è la testimonianza di come, anche in materia di giustizia, sia possibile trovare la soluzione dei problemi quando il dibattito parlamentare è davvero animato da spirito costruttivo da parte di tutte le forze politiche.
Noi riteniamo che tale spirito abbia caratterizzato i lavori della Commissione ieri, ma questo non avviene quando si tratta di affrontare le questioni più serie, che sono davvero di sistema e possono portare ad una riforma ampia della giustizia nel nostro Paese. Nella risoluzione, noi continuiamo a fare delle proposte concrete: c’è la proposta della modifica delle circoscrizioni giudiziarie. Lei un anno fa si è impegnato in questa direzione e sa che, se questo Paese non cambia la sua geografia giudiziaria, non sarà nemmeno possibile un’allocazione delle poche risorse disponibili in modo razionale e tutti i nostri progetti sui cambiamenti diventeranno così velleitari.
Proponiamo ancora di modificare il sistema delle impugnazioni. Per quanto riguarda il giudizio civile proponiamo un giudice monocratico per tutto il primo grado. Si salvi il giudice collegiale in appello, ma si faccia un giudice monocratico con un unico rito di cognizione ordinaria per il primo grado. Insomma, noi abbiamo manifestato la nostra disponibilità: abbiamo cercato con forza la disponibilità da parte della maggioranza, promuovendo e partecipando – concludo – ad ogni momento pubblico di confronto, dentro e fuori il Parlamento. Non siamo un’opposizione intransigente e incapace di proposta, ma abbiamo dimostrato, quando ci viene data la disponibilità dal Governo e dalla maggioranza, di esserci anche noi
con le nostre proposte serie e concrete e con la nostra volontà riformatrice. Non sappiamo se ciò sulla giustizia potrà avvenire, ma siamo fermamente convinti e auspichiamo che si possa instaurare quel clima di collaborazione indispensabile se si vuole davvero costruire un consenso intorno a riforme condivise, che servono effettivamente al rilancio e allo sviluppo del Paese".
 

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