Sito Ufficiale
Home Page   |    Contatti
Photogallery
Video Gallery
Nessun video presente
Vuoi essere sempre aggiornato su news, eventi ed iniziative? Aderisci alla Newsletter.
Iscriviti ora

Interventi » Dettaglio

07/02/2011

Intervento dell'On. Lorenzo Ria in Aula alla Camera - Inapplicabilità del giudizio abbreviato ai delitti puniti con la pena dell'ergastolo

"Signor Presidente, Onorevoli Colleghi,

il codice di procedura penale in vigore consente, ad oggi, l’applicabilità del rito abbreviato ai reati punibili con la pena dell’ergastolo, che si sostanzia nella possibilità di ottenere la conversione in una pena temporanea di 30 anni o, in caso di ergastolo con isolamento diurno, di usufruire di un esonero da tale isolamento.
Oggi, dunque, siamo qui a discutere se sia opportuno o meno escludere la possibilità per gli imputati di accedere al rito abbreviato qualora la pena irrogabile sia quella dell’ergastolo.
Ebbene, è noto che questo sia è il governo dei proclami, degli annunci mediatici ad effetto. E forse potrebbe anche far buona presa sul pubblico questa iniziativa di lanciare un provvedimento forcaiolo, che punta ad inasprire la pena prima ancora che essa sia inflitta.
Ma si tratta comunque di un provvedimento che non concede le minime garanzie di uguaglianza e di giusto processo stabilite in Costituzione dall’art. 111 e che, nella pratica, non produce conseguenze immediate e positive sul sistema - giustizia.
Con questa limitazione, infatti, si vuole introdurre un meccanismo il quale, in barba alla presunzione d’innocenza, al favor rei e soprattutto al principio di parità di trattamento fra imputati, fa sì che, prima ancora che il giudice determini la pena, si rimetta alla scelta imputativa del pubblico ministero se concedere o meno all’imputato la facoltà di avvalersi di un suo diritto: quello di chiedere, appunto, il beneficio del rito abbreviato, strumento dagli effetti deflattivi – per quanto poco utilizzato – di riduzione dei tempi del processo.
In altre parole, l’intervento normativo all’esame, se approvato, avrà la conseguenza di rimettere tutto ad un sostanziale potere di veto da parte del pubblico ministero, che a priori potrà precludere all’imputato il ricorso al giudizio abbreviato sulla base esclusivamente della scelta imputativa. Noi riteniamo che la norma rischia di riproporre antichi profili di illegittimità costituzionale già sanzionati dal giudice delle leggi; un’illegittimità che deriva dall’evidente sacrificio del diritto dell’imputato alla riduzione di pena.
È utile ricordare, in questa sede, che fino all’intervento legislativo del 1999, che ebbe il merito di estendere anche ai reati punibili con l’ergastolo l’opportunità del rito abbreviato, la disparità esistente prestava il fianco a discutibili prassi, secondo le quali – è semplice dedurlo - il pubblico ministero poteva decidere di precludere all’imputato l’opzione del rito abbreviato contestando strumentalmente talune aggravanti (si pensi alla premeditazione per il reato di omicidio volontario) col solo scopo di appesantire, talora ingiustamente, la posizione dell’imputato che, superando la soglia per l’accesso al beneficio, ne restava aprioristicamente escluso. Ebbene, sarebbe veramente grave che oggi si facesse un passo indietro in termini di garanzie sull’imparzialità della giustizia.
Ciò che più mi sorprende, però, è che proprio nel nostro Parlamento si stia discutendo di abolire il rito abbreviato per i delitti passibili di ergastolo. In un Paese, cioè, che si è distinto nel mondo perché in prima fila nella lotta contro le esecuzioni capitali, contro l’ingiustizia della pena di morte. Oggi dispiace apprendere che ci sono non solo sostenitori della pena dell'ergastolo, ma che si cerca di aggravare ulteriormente le condizioni della già infelice realtà del “fine pena mai”.
Visto, però, che l’ergastolo è una realtà del nostro sistema penale con cui ci si deve confrontare, e che anche la Corte Costituzionale lo ha ritenuto legittimo, poiché “funzione della pena non è soltanto il riadattamento sociale dei delinquenti, ma pure la prevenzione generale, la difesa sociale, e la neutralizzazione a tempo indeterminato di determinati delinquenti”, penso che si dovrebbe puntare, quanto meno nel momento in cui siamo chiamati a scrivere le leggi, ad una “interpretazione” più evolutiva del concetto di “ergastolo”, nella direzione cioè di un “lavoro” sulla persona, di un “percorso” permanente cui assoggettare il responsabile di efferati atti criminosi. Un cammino dai contenuti più o meno afflittivi, in termini sì di limitazione delle libertà personali, ma anche in relazione ai risultati effettivi della rieducazione cui dovrebbe tendere ogni misura penale.
La possibilità di accedere all’opportunità del rito abbreviato, dunque, anche in caso di delitti punibili con l’ergastolo, non va interpretato come uno stratagemma per sottrarsi alla pena più grave – posto che vi sono altri strumenti, nel nostro ordinamento, che consentono comunque al condannato alla pena perpetua di godere di alcuni benefici: si pensi, ad esempio, alla liberazione condizionale dopo ventisei anni. Esso è piuttosto uno strumento finalizzato all’accelerazione del processo, grazie alla - non sempre conveniente - rinuncia alla celebrazione del dibattimento, ma anche un vero e proprio diritto dell’imputato, al pari di tutti gli altri imputati. Quantomeno finchè il legislatore lo considera legittimo per altre e meno gravi fattispecie di reati.
In dottrina si è osservato come la diminuente in parola non attenga alla valutazione del fatto, né alla personalità del reo. In altre parole essa non determina un disvalore del reato, ma è e deve essere un meccanismo automatico di premialità, sottratto alla valutazione del giudice e derivante dalla specifica scelta processuale dell’imputato.
Il rito abbreviato, dunque, non può essere più o meno applicato a seconda delle differenze sostanziali fra i reati perché non attiene al fatto di reato, ma premia solo la decisione sull’iter processuale cui sottoporsi, decisione presa dell’imputato.
Il giudizio abbreviato non si configura come un istituto di carattere eccezionale, un giudizio speciale né un patteggiamento sul rito in alternativa al patteggiamento sulla pena. Il giudizio abbreviato, se richiesto dall’imputato, è il processo ordinario.
Anche le Sezioni Unite della Corte di Cassazione (2004) hanno letto bene l’intento del legislatore di costruirlo “in una prospettiva di ordinari età, svincolando dunque la richiesta dell’imputato sia dal parere del p.m. che da qualsiasi apprezzamento discrezionale del giudice. Questo, dunque, consente che il p.m. conservi il potere di scelta tra archiviazione ed esercizio dell’azione penale; una volta, però, esercitata l’azione penale, è l’imputato ad avere la facoltà di scelta sul tipo di processo al quale sottoporsi.
Non abbiamo mai condiviso l’impostazione giustizialista, che invece è bandiera di alcune forze politiche che siedono in Parlamento e tra i banchi del Governo. Ma ancora di più riteniamo di doverci opporre quando il giustizialismo diventa il criterio-guida per fare le leggi, perché così si rischia di mettere in crisi l`intero sistema valoriale su cui è fondata la giustizia italiana.
Se è vero che l`ergastolo è una pena comminata a delitti di particolare gravità, è pur vero che, in tali casi, avvalersi del rito abbreviato non garantisce significative riduzioni di pena, ma si limita a tramutare l`ergastolo in trent`anni o, in casi ancora più gravi, al solo esonero dall`isolamento diurno. Troviamo, dunque, ingiusto abolire tout-court questo istituto, che non inficia la pena e resta comunque un importante strumento di deflazione in un sistema com`è il nostro, ingolfato da processi interminabili e dalla carenza di personale.
Non è la prima volta che la Lega esaspera il concetto di legalità, cercando di introdurre nell`ordinamento istituti che inaspriscono il nostro sistema penale. Quando si affrontano materie così delicate, però, è doveroso rifarsi ai valori costituzionali, tra i quali si annovera sì, la certezza della pena, ma prima di tutto la dignità della persona e le garanzie del cittadino".

 

lunedì 17
FEBBRAIO 2020
ORE 07.00
Agenda Appuntamenti FEB 2020
Vedi Altri »
Interventi FEB 2020
sabato 26 gennaio 2013
Sintesi del lavoro svolto in Parlamento e sul territorio dall'On. Lorenzo Ria durante la XVI Legislatura
mercoledì 28 novembre 2012
ENORMI BENEFICI DAL TRAMONTO DEI CAMPANILI
giovedì 13 settembre 2012
Domande poste al Ministro della Giustizia Prof. Avv. Paola Severino Di Benedetto
Vedi Altri »