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15/06/2011

Intervento dell'On. Lorenzo Ria in Aula alla Camera - Decreto Sviluppo

"Dispiace constatare che il decreto sullo sviluppo, cioè un provvedimento che dovrebbe rappresentare un’occasione di rilancio dell’economia e del sistema produttivo italiano, si trovi ad essere motivo di balletto politico e si riveli espressione delle evidenti difficoltà della maggioranza di governo di portare a termine questa legislatura.
Il testo che esaminiamo oggi è stato partorito come il primo di una lunga serie di interventi di ripresa per il Paese, interventi che andranno, secondo le previsioni del Ministro Tremonti, dalla “manutenzione dei conti” alla deflazione del processo civile. Ebbene, sono tre anni che tutte le forze sociali, ed in particolare il mondo delle imprese piccole e medio-grandi, spingono per l'attuazione di riforme importanti per il rilancio economico, e le linee tracciate da Tremonti in materia di riforma fiscale, dietro la pressione del premier che ha evidente necessità di rilanciare l’immagine del governo, fanno risaltare quanto sia urgente individuare soluzioni che diano un po' di ossigeno all'economia italiana.
Noi riteniamo che questo decreto, contenente diverse misure tutto sommato positive, non possa permettersi di rappresentare solo la causa di uno scontro, ma debba davvero contribuire a dare respiro a settori già da troppo tempo in condizioni di difficoltà.
Dopo tutti i proclami fatti negli ultimi mesi, speravamo che questo provvedimento innescasse quella serie di circuiti virtuosi che, fermo restando il rigore contabile, dessero un taglio riformista alle questioni più importanti per il futuro del Paese e del Mezzogiorno in particolare: il rilancio delle imprese, l’occupazione e la ricerca. Rispetto a queste tematiche il testo rischia di rivelarsi insufficiente, e il governo rischia di dimostrare poca volontà di incidere, a causa della mancanza, che si fa sentire sempre di più, di una compagine unita ed omogenea, e si sa che i contrasti e le divisioni all’interno della maggioranza sono il primo ostacolo al rispetto degli impegni presi con i cittadini.
Noi abbiamo giudicato in positivo - anche se si tratta di interventi non strutturali e per cui va specificata ulteriormente l’allocazione delle risorse - quelle misure che introducono crediti d’imposta per le imprese che investono in ricerca e assumono giovani cervelli, che facilitano il rilancio dell’edilizia, che permettono la realizzazione dei distretti turistico-alberghieri o che semplificano gli adempimenti burocratici e fiscali per cittadini e imprese, ma abbiamo anche dovuto assistere alle solite proposte inaccettabili in tipico stile leghista, come l’emendamento Goisis che, nonostante sia stato prudentemente stralciato, ha fatto in tempo ad evidenziare chiaramente alcuni obiettivi della maggioranza: favorire alcuni rispetto ad altri, tutelare i lavoratori – in questo caso i docenti - di serie A, a dispetto dei diritti di coloro che vengono ritenuti di serie B.
Noi non possiamo restare inermi di fronte a certi sussulti di populismo, che sono la più evidente prova della difficoltà del governo di partorire, almeno per una volta, provvedimenti equi e giusti per tutti i cittadini. Siamo stanchi di questi tentativi di nascondere norme parziali in decreti già di per se a contenuto vario e di difficile percezione da parte del cittadino.
Si tratta di inutili passi falsi su cui la maggioranza è costretta sistematicamente a fare marcia indietro, perché non solo minano l’unità della coalizione ma rischiano davvero di far fare una magra figura all’intero Governo davanti agli occhi degli italiani, proprio in occasione dell’approvazione di un decreto emanato in campagna elettorale per rilanciare l’immagine del Governo, evidentemente senza grandi risultati.
È passata la stagione in cui erano sufficienti i proclami e gli spot per tenere a bada gli italiani. La società civile ci ha dimostrato ampiamente, in queste ultime settimane, che sa farsi sentire dal suo Governo e sa utilizzare gli strumenti che la democrazia fornisce per richiamare l’attenzione su questioni fondamentali per tutti.
Inutile, dunque, procrastinare gli interventi seri, millantare riforme che tardano ad arrivare, ipotizzare scadenze che sistematicamente non vengono rispettate. Noi ci aspettiamo un colpo d’ala da parte della maggioranza. Noi richiediamo con forza che si assuma una linea definitiva in materia di economia e di occupazione, che vada oltre le beghe di palazzo e si preoccupi finalmente dei problemi degli italiani.
E in questo senso apprezziamo le parole di Maroni, che ha esortato i suoi a mettere mano alla categoria del “coraggio”, più che della prudenza rigorista in cui sono intrappolati sia il Governo che l’economia italiana.
Noi auspichiamo che le misure che il testo introduce possano trovare davvero un’effettiva realizzazione. Il dubbio sorge spontaneo, soprattutto quando si tratta di interventi non strutturali, che devono fungere da stimolo “indiretto” alla ripresa.
È apprezzabile, sia chiaro, che si cerchino espedienti di rilancio dello sviluppo a costo zero, soprattutto in un contesto di debito pubblico tale da non consentire alcuno slancio nella spesa, ma è legittimo da parte nostra sollevare dubbi sulla copertura finanziaria delle misure ed evidenziare la mancanza di una strategia complessiva di rilancio sul Pil, sull’occupazione, sulle liberalizzazioni, sulla tutela dei consumatori o a favorire la concorrenza, una mancanza dovuta proprio ai problemi di finanziamento e di copertura delle proposte che pure sistematicamente vengono dalle opposizioni.
In occasione di questo testo, e in generale nella politica di questo Governo, si sente prepotente la mancanza di misure idonee a favorire la crescita, che è l’unica strada per far convergere l’obiettivo del rigore contabile con quello di migliorare la qualità della vita degli italiani, perché crea lavoro, crea sviluppo per le imprese e non grava sulle casse dello Stato.
È chiaro che qui c’è un problema di metodo, di approccio al problema: ad esempio, l’intervento che vuole favorire l’incremento occupazionale mira a sostenere l’impiego di lavoratori che hanno una particolare difficoltà di inserimento o di reinserimento; di per sé è una norma positiva, ma non ha portata generale, poiché richiede dei requisiti soggettivi così particolari che il suo impatto e la sua efficacia sono limitatissimi.
Forse sarebbe stato meglio estendere anche ad altre categorie di lavoratori l’opportunità per le imprese di fruire del beneficio, o comunque puntare su una fiscalità diretta all’investimento e alla specializzazione produttiva, piuttosto che limitarsi ad attribuire un bonus in virtù dell’assorbimento quantitativo di manodopera altamente svantaggiata. Inoltre, il ristretto orizzonte temporale previsto dalla norma rischia di lasciare rigida la domanda di lavoro e di provocare un effetto assai modesto sull’occupazione.
Non è così che il Paese può uscire dalla crisi o risollevarsi dagli squilibri economici che lo attraversano. Non sono queste le riforme epocali di cui l’Italia ha bisogno per superare il gap che da decenni ci distanzia dal resto dell’Europa.
Anche il credito d’imposta per la ricerca scientifica, disposizione di per sé apprezzabile, rischia di essere inadeguato per indurre cambiamenti duraturi nelle strutture produttive, soprattutto se il beneficio cade su una durata non di lungo periodo, come è quella biennale prevista dal testo originale del decreto. Al fine di incentivare l’investimento per la ricerca scientifica a lungo termine, nonché concedere alle imprese la possibilità di investire in veri e propri programmi di ricerca, devono obbligatoriamente prevedersi tempi più lunghi per l’applicazione della misura, posto che le piccole e medie imprese difficilmente riescono ad accedere a programmi di ricerca e sviluppo se non spalmati su lunghi periodi.
Finché prevederemo agevolazioni di natura “sperimentale” come questa, tra l’altro subordinata all’emanazione di un ulteriore regolamento dell’Agenzia delle Entrate e con un finanziamento incerto, la ricerca scientifica e le imprese dovranno attendere ancora prima di vedersi davvero sostenute dallo Stato.
In questa direzione, invece, sono andati e vanno gli emendamenti e i tentativi di miglioramento del testo proposti dalle opposizioni. Purtroppo lo spettro della fiducia e i tempi ristretti della decretazione d’urgenza – tra l’altro inopportuna, poiché i principali interventi previsti necessitano di ulteriori interventi attuativi per avere efficacia - non ci consentono, per l’ennesima volta, di lavorare con serenità su interventi di grande importanza in un momento di stasi economica come questo, e ci costringeranno ad interrompere la riflessione su misure rilevanti e condivisibili, ma comunque migliorabili.
Il nostro auspicio è che possano essere accolte quantomeno le più rilevanti indicazioni che le opposizioni si sono rese disponibili a dare in Commissione e che stanno emergendo da questa discussione generale, se non altro per giungere insieme ad un testo condiviso che davvero possa apportare quel contributo di sviluppo e rilancio di cui il sistema socio-produttivo italiano ha estremamente bisogno".

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