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22/06/2011

Intervento dell''On. Lorenzo Ria sulle comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri sulle novità intervenute nella maggioranza che sostiene il Governo

"Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, molte delle tesi che lei sostiene possono anche essere condivise in linea teorica, il problema è che si tratta degli stessi impegni che ha preso a settembre con il Parlamento, i famosi cinque punti che furono il tormentone della scorsa estate. Si tratta di impegni presi tante volte in questi anni, eppure rimasti sempre e solo dei proclami. Il problema è che il suo Governo non è stato capace per tutto il corso della legislatura di fare scelte forti e risolutive proprio perché indebolito dai conflitti interni alla maggioranza che oggi lei cerca ancora una volta di minimizzare.
Noi ci saremmo aspettati, in questo passaggio parlamentare di verifica e di informativa su quanto è accaduto alla maggioranza venuta fuori dalle urne del 2008, una riflessione approfondita sul perché della crisi politica o quanto meno sulle linee che oggi accomunano la Lega, i Responsabili e il Popolo della Libertà, nonché su quali programmi comuni si regge il voto congiunto dei deputati e dei senatori che la sostengono. Invece, abbiamo assistito ancora una volta ad una semplice manifestazione di intenti: il rinnovo del sistema fiscale, il piano per il sud, le riforme istituzionali. Sono tutte misure ancora in cantiere, nonostante siano tre anni che ne sentiamo parlare.
Questa di oggi sarebbe stata un'ottima occasione per non ripetere gli errori sin qui fatti, quelli cioè di fare promesse poco fondate e di stilare un'agenda di scarso interesse per il Paese. Non potete più chiudere gli occhi di fronte ai molteplici segnali di crisi: un debito pubblico che sfiora i 120 punti percentuali sul PIL, la lentezza nella crescita, le scelte di politica energetica e in tema di beni comuni del tutto rifiutate dal Paese, la manifestazione di contrarietà al Governo che gli italiani hanno espresso durante le ultime consultazioni amministrative, gli scontri istituzionali che si sono consumati in questi anni con il Quirinale, con la magistratura, con la Corte costituzionale. Questi sono tutti gravi sintomi di una crisi che, per quanto lo si voglia platealmente negare, è alle porte. Prenda atto, signor Presidente, di una situazione di difficoltà che rischia di condurre il Paese alla stagnazione definitiva e la sua maggioranza al collasso. Certo, il vostro Governo potrà anche sopravvivere numericamente in Parlamento per qualche mese ancora, ma se non dimostra quel dinamismo e quell'autorevolezza necessari per governare non può avere lunga vita.
Noi dell'Unione di Centro, insieme agli amici del Terzo Polo, ci siamo impegnati a rappresentare seriamente una prospettiva responsabile e riformatrice e per dare un contributo costruttivo alla ripresa dell'Italia. Sappiamo però che si tratta di un compito molto arduo soprattutto se il Governo, invece di individuare le soluzioni per un rilancio dell'economia e per limitare le incertezze che attanagliano la vita di famiglie e imprese, si preoccupa del trasferimento dei Ministeri al nord. Qui non si tratta del rapporto di amicizia e lealtà tra lei e Bossi, né dei suoi ripetuti tentativi di combinare matrimoni improbabili con parti dell'opposizione. Le questioni in ballo sono così importanti che non faranno altro che scatenare dissenso nel Paese, più di quello che i cittadini stanno già manifestando.
Quale credibilità, allora, hanno le riforme promesse, impegnative e coraggiose, come quella fiscale, se per tre anni ci si è occupati di tutt'altro, anche quando la maggioranza aveva davvero il vento in poppa? Ieri abbiamo - o meglio, avete - votato la quarantaquattresima fiducia della legislatura, il che è sintomatico della sofferenza di una maggioranza che, due volte su tre, rischia di non tenere. E non vi è niente di più emblematico del vostro modo di governare, signor Presidente del Consiglio, dell'atteggiamento che avete utilizzato in tema di piano per il sud, che è stato al centro dei proclami del Governo almeno cinque volte dall'inizio della legislatura, sin dai tempi in cui Scajola guidava il Ministero dello sviluppo economico.
Era il luglio 2009 quando il Governo parlò di interventi strategici, di facilitazioni fiscali per l'avvio di nuove imprese e di una banca del Sud. Non voglio soffermarmi sulle molteplici ed evanescenti tappe che questo piano ha fatto negli ultimi anni. Basta solo dire che il 9 febbraio scorso il Ministro Fitto ha annunciato pubblicamente che entro il 30 aprile sarebbe stato operativo. Ebbene, ad oggi siamo ancora a presentare, come ha fatto lei stamattina, le otto priorità, a proporre di riunire il CIPE mensilmente e soprattutto, Presidente, se afferma di volersi impegnare personalmente a seguire l'attuazione di questo piano vuol dire che il Ministro Fitto fino ad oggi non ha fatto un buon lavoro.
In conclusione, è necessario un autentico sforzo di ripresa, sostenuto da una maggioranza solida e coerente e non è sufficiente che lei, signor Presidente, auspichi il sostegno dei settori più moderati dell'opposizione e di tutti coloro che si riconoscono nel Partito Popolare europeo. Oggi, signor Presidente, all'orizzonte non si vede niente di tutto questo e il suo Governo, bacchettato ulteriormente a Pontida, rivela, ogni ora di più e ogni giorno di più, tutte le sue fratture e la sua fragilità".

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