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Interventi » Dettaglio

13/06/2012

Intervento In Aula dell'On. Lorenzo Ria - Disposizioni per la prevenzione e la repressione della corruzione e dell'illegalità nella pubblica amministrazione

Questione di fiducia - art. 14 del testo

"Signor Presidente, siamo giunti al terzo degli articoli sui quali è stata posta la questione di fiducia; la posizione del mio gruppo è stata già ampiamente illustrata dagli interventi dei colleghi Mantini e Tassone, che mi hanno preceduto. Alle considerazioni già svolte vorrei aggiungere alcune osservazioni che dimostreranno, credo, il punto di vista di chi, ogni giorno, siede in Commissione giustizia e lavora costantemente su atti che riguardano, sotto aspetti diversi, il settore giustizia.
Bisogna prendere atto di una situazione di fondo: ci sono oggi, in quest'Aula, forze che si sono barricate su posizioni completamente chiuse; dobbiamo votare tre volte la questione di fiducia e siamo arrivati a questo punto non soltanto per una questione di Regolamento - perché il maxiemendamento, come sappiamo, avrebbe dovuto contenere modifiche sostanziali e non soltanto delle postille - ma il motivo sostanziale per cui ci ritroviamo a votare tre volte la questione di fiducia al Governo è un altro, e lo conosciamo bene. Il vero motivo è che non c'è stato quel dialogo, quell'interesse comune, quel senso delle istituzioni che avrebbe dovuto superare le prese di posizione, superare l'interesse di questa o di quella parte politica, superare gli arroccamenti e lavorare per il bene del Paese.
Noi, del gruppo dell'Unione di Centro, e io stesso, più volte, abbiamo evidenziato come la giustizia non possa e non debba rappresentare terreno di trattativa politica. Qui non si tratta di recuperare voti, né di vincere gare al giustizialismo. Noi non siamo, in quest'Aula, per portare avanti biecamente gli interessi di parte. Noi siamo stati investiti del potere di rappresentare un Paese per dare attuazione alle riforme, per contribuire concretamente e positivamente allo sviluppo, in termini non soltanto economici, ma anche e soprattutto sociali.
Il provvedimento sul contrasto dell'illegalità nella pubblica amministrazione giace da tempo tra i banchi del Parlamento. È giunto dal Senato il 16 giugno 2011, esattamente un anno fa, ed era stato proposto, al Senato, esattamente il 4 maggio 2010. Sono passati, dunque, più di due anni su questo testo che, peraltro, dovrà ritornare al Senato.
Signor Presidente, mi sembra doveroso rimarcare le lungaggini dei tempi di approvazione, perché se oggi è stata posta la questione di fiducia è anche per accelerare questi tempi e per contenere il ritardo. Probabilmente, non ci rende onore questa realtà ma è, tuttavia, la realtà dei fatti, alla quale non possiamo sottrarci. Era necessario un atteggiamento di maggiore apertura e di maggiore concretezza nell'affrontare il tema, un tema importante, destinato a riverberare effetti sul tessuto culturale, oltre che normativo, del nostro Paese.
Onorevoli colleghi, abbiamo una storia alle nostre spalle, una triste pagina di storia scritta proprio per mano di reati come la corruzione e la concussione. Abbiamo un passato che insegna e che dovrebbe farci riflettere sugli esiti nefasti di una pubblica amministrazione corrotta, infiltrata dall'illegalità in varie forme. È nostro precipuo compito mettere in atto, in tempi brevi, un'azione di prevenzione e di contrasto rispetto a tali fenomeni.
L'articolo 14, quello di cui ci stiamo occupando con questo terzo voto di fiducia, riguarda la corruzione tra privati, l'articolo 2635 del codice civile, che contempla un reato vero e proprio, un reato societario che, per materia, è stato disciplinato in seno al codice civile. Ma possiamo ampiamente parlare anche degli altri reati, quelli previsti dal codice penale. Ricordo l'articolo 13 del provvedimento, perché l'argomento è esattamente lo stesso: reprimere gli atteggiamenti illeciti, calibrare le sanzioni su standard che garantiscano gli effetti della prevenzione generale e speciale.
Non dimentichiamo che l'intero provvedimento si fonda sull'adeguamento della nostra normativa alle linee guida europee. In un Paese normale non sarebbero passati due anni prima di adeguare l'ordinamento secondo parametri internazionali (e mi riferisco, nello specifico, alla Convenzione penale di Strasburgo). Forse l'Italia non è un Paese normale, ma credo che dobbiamo opporci a questa situazione. La risposta non è nella rassegnazione, ma nell'azione rivolta a fare il possibile per dimostrare il contrario, votando la fiducia oggi e approvando, conseguentemente, il testo del provvedimento sull'anticorruzione.
Dobbiamo tenere a mente il principio dello Stato di diritto, che fonda la democrazia come forma di esercizio del potere nella Repubblica. Dobbiamo considerare l'impianto delle norme di contrasto alla corruzione come un grimaldello per scardinare l'illegalità, come un mezzo, per quanto perfettibile, attraverso il quale dimostrare la presenza dello Stato come promotore della legalità e della correttezza delle procedure interne al proprio apparato burocratico.
Non possiamo non affrontare un tema così radicato nel nostro Paese, ancora afflitto dai reati contro la pubblica amministrazione, tanto che in molti hanno recentemente parlato in termini di nuova Tangentopoli. Non nascondo che il testo dei tre articoli sottoposti alla fiducia poteva essere migliorato.
Sicuramente è mancato il terreno per farlo e dopo più di due anni non possiamo rischiare di porre nel nulla il lavoro sinora svolto, ci stiamo occupando di reati molto particolari e molto pericolosi, particolari nella struttura, mi riferisco al sodalizio criminoso sotteso alla corruzione, ma anche al reato stesso di corruzione tra privati.
L'articolo 14 riguarda un reato che punisce gli amministratori, i direttori generali, i dirigenti preposti alla redazione dei documenti contabili societari, i sindaci ed i liquidatori che causano un danno alla società quando, a seguito della dazione o promessa di denaro o altra autorità per sé o per altri, compiano od omettano di compiere atti in violazione degli obblighi inerenti al loro ufficio o degli obblighi di fedeltà.
Ben si comprende allora come la fattispecie in questione, oltre a tutelare la società stessa, tutela anche il mercato, nonché il principio di libera concorrenza. Si tratta di un reato che dunque può trovarsi a monte di reati più gravi, come ad esempio reati di falso in bilancio o di riciclaggio di denaro e via dicendo. Noi avremmo preferito che il reato fosse modificato, avevamo presentato emendamenti in Commissione in questa direzione eliminando l'elemento del danno alla società e punendo la mera azione od omissione di atti in violazione degli obblighi d'ufficio o di fedeltà a seguito della dazione di danaro o di altra utilità, e speriamo che una modifica in tal senso possa trovare spazio al Senato, ma non posso non esprimere un voto favorevole alla fiducia sull'articolo 14, perché bisogna riconoscere l'urgenza dell'approvazione del provvedimento nel suo complesso.
Il nostro voto favorevole sulla fiducia è esso stesso espressione di buonsenso e deriva da una valutazione sul complesso del provvedimento che giudichiamo favorevole e la cui approvazione oggi riteniamo essenziale per la persecuzione degli illeciti in esso previsti e per sferrare un colpo fermo e definitivo al dilagare del fenomeno dell'illegalità nella pubblica amministrazione".

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