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30/03/2010

Dichiarazioni di voto finale in Assemblea sul decreto-legge n. 10 del 2010 "antiscarcerazioni"

Intervenendo in dichiarazione di voto finale in merito al decreto legge n. 10 del 2010 recante “Disposizioni urgenti in ordine alla competenza per procedimenti penali a carico di autori di reati di grave allarme sociale”, licenziato all’unanimità dall’Aula di Montecitorio, l’On Lorenzo Ria deputato dell’Unione di Centro, è tornato a sottolineare la necessità di affrontare in maniera seria e responsabile le numerose ed annose problematiche che attengono alla funzionalità e all’efficienza del sistema giudiziario, in una prospettiva dialettica che privilegi il dialogo e l'accordo con le diverse forze politiche. In particolare il provvedimento in oggetto ha inteso incidere significativamente sulla questione pratica apertasi in giurisprudenza a seguito della recente decisione della Corte suprema di cassazione (Sezione I, n. 4964 - ud. 21 gennaio 2010 - dep. 8 febbraio 2010) che ha affermato la competenza della corte di assise per il reato di associazione mafiosa ex articolo 416-bis del codice penale, quando il reato riguardi l'ipotesi della promozione, direzione od organizzazione dell'associazione di tipo mafioso, e se ricorre l'aggravante prevista dall'articolo 416-bis, comma quarto, del codice penale (associazione armata). Il provvedimento in esame, dunque, si è posto, come un intervento tempestivo ed apprezzabile sul piano dei risultati pratici che pone rimedio ad un “corto circuito” giurisprudenziale registratosi ormai già da cinque anni.

“Signor Presidente, svolgerò un breve intervento, non solo per motivare il voto favorevole del gruppo dell'Unione di Centro, ma anche per cogliere il senso politico del provvedimento che stiamo per approvare, perché non è successo molte volte in questa legislatura di occuparsi di questioni giudiziarie, e di farlo guardando più alla funzionalità degli uffici giudiziari. Anzi, una volta tanto, parliamo di questioni riguardanti la giustizia, avendo avuto anche la possibilità di affrontarle come questioni di carattere tecnico, sulle quali possiamo essere d'accordo, parzialmente d'accordo, o anche in disaccordo, ma comunque in una dimensione di fisiologia del dibattito politico. Non siamo intervenuti nella discussione sulle linee generali, ma vogliamo sottolineare che a questo provvedimento arriviamo perché la Corte di cassazione, pronunziandosi su un conflitto di competenza, sollevato dalla corte d'assise di Catania, ha stabilito che il delitto di promozione di associazione e di organizzazioni di tipo mafioso appartiene alla competenza della corte d'assise e non del tribunale. Sulla base di questo principio stabilito dalla Corte di cassazione, numerosi processi relativi ad associazioni di tipo mafioso in corso, e in fase di dibattimento dinanzi ai tribunali, sarebbero stati esposti al rischio di doversi interrompere in seguito alla deduzione di incompetenza per materia del tribunale e di dover, quindi, nuovamente iniziare dinanzi alla corte di assise. Ovviamente, all'azzeramento dei processi, poteva conseguire la scarcerazione di imputati cui venivano contestati gravi delitti di mafia. C'era stata anche una sollecitazione del procuratore nazionale antimafia, e si è trattato di un allarme che il Governo aveva colto, riconoscendo, quindi, la necessità politica di intervenire. Per la verità, come è stato ribadito anche negli interventi di chi mi ha preceduto, il Governo non era partito con il piede giusto, in maniera particolarmente corretta, ma con una modalità del testo normativo poco chiara anche nelle finalità del suo intervento: il provvedimento aveva giustamente escluso il reato di associazione mafiosa, ampliando però contestualmente la competenza delle corti di assise ai delitti previsti dall'articolo 51 commi 3-bis e 3-quater del codice di procedura penale. Insomma c'è stato - come sappiamo - al Senato un diverso atteggiamento della maggioranza parlamentare, con il relatore che aveva proposto già in quella sede una modifica della norma principale, ossia quella che fissa le generali competenze delle corti d'assise in maniera tale da escludere chiaramente la competenza per fatti di mafia a fronte di un allargamento che non incide in maniera rilevante sulla funzionalità dell'istituto. Questo emendamento è stato accolto con favore e, quindi, la nostra posizione già al Senato era favorevole, come pure avevamo colto la sostanza di un ordine del giorno approvato in quel ramo del Parlamento che riguarda le risorse sia finanziarie sia umane necessarie per far funzionare la macchina della giustizia. Naturalmente, indipendentemente da questo provvedimento, che è molto specifico e molto settoriale, serve ben altro per mettere in moto complessivamente tale macchina. Noi abbiamo accolto favorevolmente l'ordine del giorno che come Unione di Centro avevamo sottoscritto insieme alle altre opposizioni, e abbiamo accolto con favore il parere positivo del Governo.
Per tutte queste ragioni ci accingiamo a dare il nostro voto favorevole sul provvedimento in esame, che valutiamo come un intervento apprezzabile sul piano dei possibili risultati pratici, e che pone rimedio ad un corto circuito giurisprudenziale registratosi negli ultimi anni. L'Unione di Centro - concludo - auspica che questo clima collaborativo, registratosi su questo disegno di legge, possa instaurarsi anche su provvedimenti ben più importanti e significativi, finalizzati alla soluzione delle emergenze che riguardano - come dicevo prima - l'amministrazione della giustizia”.
 

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