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17/12/2009

Dichiarazione di voto finale dell'On. Ria sul disegno di legge “Bilancio di previsione dello Stato per il 2010 e bilancio pluriennale 2010-2012”

“Signor Presidente, Onorevoli colleghi, il voto sul bilancio di previsione dello Stato per l'anno 2010 e sulla relativa nota di variazioni, fotografa e certifica definitivamente, da un lato, il balletto di cifre che c'è stato in questi mesi all'interno della maggioranza tra manovrine piccole e grandi, dall'altro, la contrapposizione, sempre all'interno della maggioranza, tra partito della spesa e partito del rigore. Quello che ne è venuto fuori e che la maggioranza si appresta ad approvare quest'oggi in quest'Aula, nella migliore delle ipotesi, sarà inutile rispetto all'andamento economico e alla situazione sociale del nostro Paese.
Sino ad oggi, questa maggioranza di centrodestra ha avuto gioco facile nel giustificare le proprie innumerevoli richieste di ricorso al voto di fiducia con l'emergenza sociale, con la presunta volontà di scontro espressa dall'opposizione parlamentare e con le presunte numerose proposte emendative da essa presentate.
Al contrario, le opposizioni si sono fatte carico della preoccupante situazione del Paese e hanno individuato - anche questa volta - pochi e specifici emendamenti per porre in essere un'azione di contenimento della crisi.
La drammaticità dei problemi è (infatti) il presupposto del nuovo inizio che noi chiediamo ormai da tempo. Il metodo del confronto leale che proponiamo è lo strumento, forse l'unico, che potrà assicurare buoni risultati e consentire un minimo di coesione sociale.
Una coesione che può essere messa in crisi non solo da forme di protesta irresponsabili, quali quelle di queste ultime ore, rispetto alle quali rivendichiamo il pieno rispetto delle leggi, ma anche da emergenze sociali vere e profonde, rispetto alle quali non avremo i mezzi e gli strumenti per limitare i danni.
Ma dinanzi a tanta disponibilità, qual è stata la reazione del Governo? Qualsiasi Governo al mondo che si rispetti avrebbe perlomeno dato atto della disponibilità delle opposizioni, evidenziando il suo cambio di passo e sottolineando la nuova disponibilità ad affrontare, senza aspre contrapposizioni, le emergenze sociali.
Qualsiasi Governo, appunto, ma non questo, che, non potendo, nella sua nuova situazione, appigliarsi al benché minimo pretesto, ha addirittura attivato in Commissione bilancio, con la propria maggioranza e con lo stesso relatore, un'autentica azione di ostruzionismo.
In Commissione bilancio, la discussione sul disegno di legge finanziaria si è, infatti, arenata per l'implosione della maggioranza di centrodestra. È avvenuto, in sostanza, che il Governo non se l'è sentita di condividere con noi un approfondimento, sia pure di alcuni, pochi, sensibili temi sui quali trovare un'intesa, preferendo - al contrario - la strada di una convulsa azione «autoemendativa».
L'ostruzionismo di questa maggioranza, ma, ancora di più, le sue tensioni - e forse anche la paura del confronto con noi sui temi reali delle emergenze sociali - hanno fatto saltare tutto.
È stato semplice, a quel punto, temere che quell'ostruzionismo fosse il pretesto per motivare in qualche modo l'ennesimo ricorso al voto di fiducia, quasi «preannunziato» in Commissione bilancio attraverso un maxiemendamento blindato, per di più su dettatura del Governo, non modificabile neanche con emendamenti che non avrebbero inciso sulla manovra e che non avrebbero provocato alcun effetto sul bilancio o sui saldi di finanza pubblica.
Una maggioranza, dicevo, in forte difficoltà, attraversata al suo interno da tensioni e divisioni che ha blindato un provvedimento per evitare il rischio di mostrarsi per quella che è: un vaso di coccio litigioso e per così dire pasticcione.
Il risultato è un testo che è un boomerang contro famiglie e imprese: le prime escono con le «ossa rotte» da questa finanziaria, dove non solo non c'è nulla, ma addirittura è stato tolto anche il bonus famiglia previsto nel 2009; le seconde, che si aspettavano il taglio dell'IRAP, e già è tanto se non vedranno accrescere la pressione tributaria e fiscale.
Ma ci stiamo rendendo conto che tutto il lavoro svolto da questo Parlamento dall'inizio di questa legislatura, si sta oramai riducendo ad un esercizio di puro illusionismo? Di semplici interventi di pura cosmesi?
Dove sono i grandi programmi e le grandi misure annunciate in questi mesi dal Governo? Dove gli interventi a sostegno del credito? Dove il piano per l'occupazione e la riforma degli ammortizzatori sociali? E ancora. Dov'è il piano straordinario annunciato per il Mezzogiorno?
«Pseudo» piani Marshall, cabine di regia e banche ad hoc hanno soltanto coperto un vuoto d'iniziativa grave che resta inerte dinanzi alla situazione descritta con estrema chiarezza anche dal governatore di Bankitalia Draghi pochi giorni fa e che conferma l'inganno che il Governo sta portando avanti nei confronti del Sud.
Mi pesa dirlo, cari colleghi, ma i fatti dimostrano che è così. Abbiamo ed avete perso - di nuovo - un'occasione per dare uno sguardo d'insieme sulla società italiana, di utilizzare gli strumenti che ci vengono messi a disposizione per fornire una risposta coerente con la situazione reale.
Il nostro Gruppo ha assunto fin da subito una posizione trasparente dando dimostrazione - ancora una volta - di grande responsabilità, proponendo, in maniera costruttiva e senza alcun atteggiamento ostruzionistico, diverse proposte emendative che vanno nella direzione di migliorarlo: ci siamo preoccupati, infatti, in primo luogo di reinserire le risorse mancanti, e in secondo luogo di sostenere il tessuto sociale e produttivo del nostro Paese: in primis imprese, famiglie, oggi maggiormente esposte alle innumerevoli difficoltà finanziarie derivanti dalla crisi economica, tutt'altro che passata.
Abbiamo proposto di ripristinare il beneficio di 2,5 miliardi che le famiglie nel 2009 hanno percepito con il bonus, aumentando gli assegni familiari da 800 a 1000 euro; abbiamo presentato misure sul patto di stabilità, sul 5 per mille, maggiori fondi sulla sicurezza, l'inserimento del canone RAI nella bolletta elettrica, la cedolare secca sugli affitti.
Ci siamo battuti, inoltre, per cancellare quella norma a dir poco «imbarazzante» che, tradendo l'impegno assunto con il milione di cittadini che nel 1996 firmarono la proposta di legge per l'uso sociale dei beni sottratti alla malavita, prevede la possibilità di vendita dei beni confiscati alla mafia con il solo obiettivo di far cassa, poiché crediamo fortemente che questi debbano essere destinati a svolgere una funzione sociale e non consegnati semplicemente alle aste.
Singolare, poi, mi sia consentito ribadirlo, la scelta di inserire alcuni temi che nulla hanno a che fare con la sessione di bilancio. Penso alla norma sulla riorganizzazione delle autonomie locali che, non a caso, in prima battuta, era stata dichiarata inammissibile.
Sia chiaro: la discussione sui cosiddetti «costi della politica» non ci trova per nulla indifferenti, al contrario. Siamo disposti a discutere su un progetto di riforma organico ampiamente condiviso.
Ciò, tuttavia, è ben diverso dal trovarsi di fronte ad una soluzione improvvisata (frettolosa, arrangiata) e posta con un emendamento alla legge finanziaria, che, rischia - come denunciato a gran voce sia dall'ANCI che dall'UPI - di minare la possibilità di operare un confronto positivo e costruttivo su una riforma, quella appunto del sistema delle autonomie, che rappresenta un tassello ancora mancante, dopo l'approvazione della legge sul federalismo fiscale.
Esprimiamo, in conclusione, un giudizio fortemente critico e negativo, pregno di preoccupazione per un Governo che cerca per cosi dire di «vivacchiare» rimandando a data da destinarsi le riforme importanti, serie e strutturali indispensabili per il futuro del paese e per il rilancio del Sud.
Questo, in sostanza, l'atteggiamento di un Governo che conferma di non essere in grado di misurarsi con la grandezza e la profondità dei problemi, che non sa affrontarli con una logica complessiva di sviluppo, e che, soprattutto, non conosce le regole fondamentali del confronto e della democrazia, riducendo tutto a colpi di scena populistici e senza prospettiva”.
 

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