Sito Ufficiale
Home Page   |    Contatti
Photogallery
Video Gallery
Nessun video presente
Vuoi essere sempre aggiornato su news, eventi ed iniziative? Aderisci alla Newsletter.
Iscriviti ora

Interventi » Dettaglio

06/10/2011

DISEGNO DI LEGGE SULLE INTERCETTAZIONI: Intervento sul complesso degli emendamenti.

Signor Presidente, il testo sottoposto oggi al nostro esame è l'esito di un lungo iter, percorso da questo provvedimento a partire dall'inizio di questa legislatura. Si tratta di un iter che ha conosciuto anche momenti di compromesso, attraverso un lavoro in Commissione che ci ha visti impegnati ad adottare le soluzioni più propense alla collaborazione e all'elaborazione di una norma il più possibile condivisa.
Non possiamo nascondere che tale atteggiamento, che è già un connotato fondamentale della nostra azione in Parlamento, ha assunto maggiore rilievo in questo caso, perché l'argomento, come stiamo vedendo anche in sede di discussione sulle linee generali e di interventi sul complesso degli emendamenti, non è solo di stretta procedura penale, ma riguarda i delicati equilibri che devono instaurarsi tra tutela delle parti del processo e tutela del diritto dei cittadini di essere informati su fatti relativi a processi che sono rilevanti per l'opinione pubblica.
Quando parliamo di opinione pubblica, non parliamo di un ente metafisico, ma di persone e di cittadini che rappresentiamo in questa sede e che abbiamo l'obbligo morale di tutelare attraverso la legge. Una voce autorevole, Arthur Koestler, intellettuale ebreo che subì i campi di concentramento, osservò che la capacità di un popolo di governarsi democraticamente è proporzionale al suo grado di comprensione della struttura e del funzionamento del corpo sociale. Mi ispiro a questa breve citazione solo per rimarcare che dobbiamo interpretare il nostro ruolo in Parlamento rivolgendo sempre lo sguardo ai cittadini, ora più che mai, nei tempi della casta, del denunciato scollamento dei rappresentanti dai rappresentati.
Non temo nel dire che il gruppo Unione di Centro per il Terzo Polo si è distinto, per l'ennesima volta, anche in questa occasione. Ieri abbiamo ritirato la questione pregiudiziale di costituzionalità a suo tempo presentata e ci siamo astenuti sul voto relativo alle altre questioni pregiudiziali. Abbiamo fatto il possibile per salvaguardare la possibilità di votare un testo che rappresentasse un compromesso. Abbiamo dato, ancora una volta, un chiaro segnale di opposizione costruttiva e, se vogliamo, di maturità politica e come risposta abbiamo ricevuto l'emendamento presentato dagli onorevoli Costa e Contento che, in poche parole, reintroduce pesantissime limitazioni al diritto di cronaca, peraltro su fatti processuali già pubblici e non coperti da segreto. Abbiamo visto pure l'emendamento presentato dall'onorevole Contento, che estende le ipotesi di reclusione per i giornalisti. Tutti questi interventi si muovono in un'ottica peggiorativa, secondo noi, rispetto al disegno di legge e, in ogni caso rispetto ad un potenziale dialogo con le opposizioni.
Abbiamo dimostrato la massima attenzione verso il tema che stiamo esaminando, anche presentando proposte emendative che, seppure non condurrebbero ad un testo per noi ottimale, allo stesso tempo tendono ad un buon testo, accettabile, alla luce di un confronto con le altre parti. Porterebbero, in altre parole, ad un testo ragionevole.
Abbiamo presentato un emendamento cercando di mitigare le rigide condizioni di autorizzazione delle intercettazioni imposte, ad esempio, dal comma 10, laddove si richiede che l'organo competente ad autorizzare le intercettazioni sia sempre il giudice collegiale. Abbiamo proposto un metodo alternativo, calibrato in base al tipo di reato per cui si procede, di modo che maggiore è l'allarme sociale che il reato desta, maggiore sarà la snellezza della procedura relativa all'autorizzazione delle intercettazioni e alle relative proroghe. Il suddetto emendamento prevede, nello stesso tempo, una verifica trimestrale dell'organo collegiale, strumento diretto ad evitare la prosecuzione automatica ed immotivata di intercettazioni infruttuose.
Gli stessi termini di durata sono stati ripensati in base alla tipologia di delitto per il quale si procede evitando, dunque, le preoccupanti conseguenze cui potrebbe dare luogo la norma così come è stata presentata in Parlamento, ovvero il rischio che i tempi brevi dell'applicazione della misura impediscano l'assunzione di prove rilevanti per esaurimento dei termini di base e dei termini di proroga.
A fronte della possibilità, normativamente prevista per il pubblico ministero, di indagare per almeno sei mesi, prorogabili, come sappiamo, sino a diciotto e, in alcuni casi, anche fino a due anni, si limiterebbe, invece, il potere di intercettare a soli due mesi e mezzo, con l'effetto surreale di dovere interrompere alla scadenza di detto periodo qualunque attività anche se dalla stessa intercettazione dovesse emergere che, dopo la scadenza, avverranno fatti giuridicamente e processualmente rilevanti. Si pensi al seguente esempio: in prossimità della scadenza del termine di settantacinque giorni un intercettato afferma che, nei giorni successivi, sarà compiuto un omicidio, o un sequestro di persona, o una violenza sessuale, senza, però, fornire elementi che permettano di comprenderne gli esatti termini. Vi appare ragionevole interrompere, senza alcuna alternativa, le intercettazioni nonostante i termini di indagine siano ancora pendenti? È eticamente e giuridicamente sostenibile la correttezza di tale scelta normativa?
Si è detto dalla maggioranza che l'utilizzo delle intercettazioni come mezzo di ricerca della prova è stato fonte di ingenti spese per lo Stato. Si è parlato di spreco di risorse, data la registrazione di conversazioni spesso irrilevanti ai fini delle indagini. Tale evenienza - lo dico perché a volte ciò che è palese viene banalmente sottovalutato - è una conseguenza inevitabile e direi insita alla metodica dell'intercettazione medesima. Non avremmo bisogno di intercettare conversazioni, se avessimo certezze circa l'effettiva commissione di un fatto di reato o le modalità di esecuzione dello stesso.
Ed è ovvio un ulteriore dato: i soggetti indagati, seppure responsabili o a conoscenza di fatti penalmente illeciti, non è detto che discutano del medesimo fatto costantemente al telefono, ovvero negli ambienti dove siano state posizionate le cosiddette cimici. Si dà anche l'ipotesi che potrebbero eventualmente sospettare di essere intercettati e perciò stesso evitare allusioni al fatto sul quale si indaga.
Con questo voglio intanto ricordare che certi costi della giustizia devono essere messi in conto e devono essere ritenuti fisiologici rispetto al sistema, finché si resta nel rispetto delle regole procedurali in base alle quali possono essere disposte le misure, perché tutto è finalizzato all'emersione di prove del reato sul quale si indaga.
Gli sprechi di risorse, a nostro avviso, sono ben altri, come ben altri sono gli abusi del mezzo di ricerca della prova di cui ci occupiamo con questa riforma di legge. Un conto è discutere di pubblicazione di notizie irrilevanti, altro è mettere in conto che, durante un termine più o meno lungo di ascolto delle conversazioni, la maggior parte di queste non riguardi i nostri fini e sia dunque da ritenersi irrilevante. Eppure, lo si dovrebbe chiedere a chi tutti i giorni è sul campo e si occupa di contrastare i fenomeni di illegalità. Mi riferisco alle forze di polizia e alla magistratura, se anche si è atteso dei giorni per individuare quei pochi minuti, che valgono a fare emergere una prova del fatto per il quale si procede, il costo che si sostiene ha un senso ed un ritorno in termini di economia processuale.
Oltre a questa premessa, ritengo opportuno evidenziare un altro dato relativo alla valenza del regime di inutilizzabilità degli atti. Qualcuno potrebbe attribuire a tale concetto significati oltremodo negativi, ma non è propriamente così. L'inutilizzabilità non è altro che il regime di nullità degli atti processuali probatori. Quando le prove vengono acquisite in violazione dei divieti stabiliti dalla legge non possono essere utilizzate. Si consideri che per divieti stabiliti dalla legge non si intende che la prova stessa sia derivata da comportamenti fraudolenti o penalmente rilevanti. Per intenderci, non si tratta di prove false o acquisite per vie fraudolente, tant'è che il codice di procedura penale abrogato nemmeno contemplava l'inutilizzabilità come totale inefficacia della prova, ma una semplice nullità della sentenza per vizio di motivazione, la cui sanatoria determinava la piena utilizzabilità della prova dichiarata inammissibile. Si tratta spesso di prove acquisite fuori dei termini di scadenza delle indagini preliminari, termini che possono essere retrocessi o posticipati pure dopo la chiusura stessa delle indagini (ad esempio, a seguito di valutazioni circa la necessità di retrocedere la data di iscrizione della notizia di reato a registro).
Dunque, nonostante l'inutilizzabilità, le prove acquisite restano comunque tali: sono inutilizzabili ma con ciò non vengono meno i fatti da provare. Il comma 14 dell'articolo 1 del disegno di legge in esame prevede che i risultati delle intercettazioni - lo richiamo perché in sede di esame degli articoli e del complesso delle proposte emendative dovremmo occuparci di questa e delle altre proposte che sono state presentate per rendere il testo migliore - non possano essere utilizzati in procedimenti diversi da quelli nei quali le medesime intercettazioni sono state disposte, salvo che risultino indispensabili per l'accertamento dei delitti di stampo mafioso nonché di altri delitti specifici e non siano state dichiarate inutilizzabili nel procedimento in cui sono state disposte. Una nostra proposta emendativa si basa su due presupposti: in primo luogo, il ripensamento della selezione dei reati per i quali è possibile estendere l'utilizzo delle prove già acquisite in altri procedimenti, inserendovi tutti i reati contro la pubblica amministrazione nonché le ipotesi di riciclaggio, di usura ed estorsione, da considerarsi come reati cosiddetti «spia» rispetto a quelli di stampo mafioso; in secondo luogo, l'eliminazione della condizione per cui le intercettazioni, per essere utilizzate in procedimenti diversi, non siano state dichiarate inutilizzabili nel procedimento nel quale sono state disposte; ciò, in base alle considerazioni appena svolte sul concetto di inutilizzabilità della prova.
Signor Presidente, sto per concludere il mio intervento. Sappiamo bene che il provvedimento che stiamo esaminando oggi ha dato luogo, sin dalla sua prima formulazione, a forti critiche e ha suscitato un animato dibattito nel Paese. Di questo dibattito noi stiamo continuando a toccare con mano anche questa mattina le contrapposizioni tra i gruppi in quest'Aula. Insomma, l'eco della base, dei cittadini e non soltanto di chi è interessato direttamente dal provvedimento si è fatto sentire come non mai direi già a partire dalla proposta originaria, perché si tratta di un provvedimento che ha segnato tutta questa legislatura: è sufficiente ricordare che è stato fermo in terza lettura in questo ramo del Parlamento per quindici mesi. Credo non vi siano precedenti concernenti iter provvedimentali che sono stati fermi e sospesi per ragioni esclusivamente politiche, a causa di contrasti all'interno della maggioranza. È stata sollevata la questione di incostituzionalità del provvedimento in esame: non avete voluto cogliere alcun segnale di nostra disponibilità e avete continuato anche questa mattina ad isolare questo provvedimento, rispetto ai tanti provvedimenti che, pure, nell'attuale legislatura, sono stati approvati, tutti ad personam. Il collega intervenuto prima di me ricordava che quest'Aula si è occupata soprattutto di misure che servono al Paese. Vorrei ricordare al collega che quest'Aula si è occupata invece nel corso dell'attuale legislatura di lodo Alfano, di prescrizione breve, di processo lungo, dei conflitti costituzionali per il caso Ruby, ancora in precedenza, per ritornare indietro nel tempo, del lodo Schifani, di rogatorie internazionali, di falso in bilancio e di legittimo sospetto con la cosiddetta «legge Cirami», e di legge ex Cirielli.
Insomma, questo provvedimento, ancora una volta, si inserisce in una lunga sequela di provvedimenti che hanno tenuto quest'Aula prigioniera degli interessi del Presidente del Consiglio.
Ecco perché vi chiediamo, ancora una volta, di riflettere e di cercare di riportare questo provvedimento sui binari di una giusta sintesi di quelli che sono gli interessi contrapposti nella presente materia.
Ancora una volta, inoltre, vi diciamo che vi è la possibilità di arrivare ad un provvedimento condiviso perché così era stato più di un anno fa quando, in Commissione, si riuscì a trovare la sintesi sulla proposta della presidente e relatrice, onorevole Bongiorno. Vi chiediamo di ripartire da lì se volete riportare ad una decisione quanto più possibile condivisa questo provvedimento.
 

venerdì 23
AGOSTO 2019
ORE 15.05
Agenda Appuntamenti AGO 2019
Vedi Altri »
Interventi AGO 2019
sabato 26 gennaio 2013
Sintesi del lavoro svolto in Parlamento e sul territorio dall'On. Lorenzo Ria durante la XVI Legislatura
mercoledì 28 novembre 2012
ENORMI BENEFICI DAL TRAMONTO DEI CAMPANILI
giovedì 13 settembre 2012
Domande poste al Ministro della Giustizia Prof. Avv. Paola Severino Di Benedetto
Vedi Altri »