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09/02/2012

D.L. Sovraffollamento Carceri - Dichiarazione in Aula dell'On. Lorenzo Ria sul voto di fiducia

“Signor Presidente, signora Ministro, onorevoli colleghi, in questi giorni abbiamo lavorato e discusso su un tema, quello del sovraffollamento carcerario, che sappiamo essere una vera e propria emergenza del nostro Paese e del nostro sistema giustizia. Tutti i Governi che si sono succeduti nell'ultimo decennio hanno sollevato preoccupazioni sull'argomento, senza tuttavia che ad oggi si sia ancora giunti alla soluzione radicale del problema, anche a causa del frequente ricorso alla decretazione di urgenza per porvi rimedio.
È un problema questo che non solo investe la condizione e la dignità di chi vive e opera negli istituti penitenziari, ma coinvolge anche il delicato tema del rapporto tra libertà e sicurezza. Si sa che l'equilibrio tra questi due altissimi valori dovrebbe essere il fine principale di un decreto-legge come quello che oggi andiamo a convertire in legge.
Si sa anche che il raggiungimento di questo fine è un'operazione complessa, soprattutto in un Paese in cui i tecnicismi della procedura non aiutano a snellire le strutture carcerarie paralizzate dalla presenza eccessiva di detenuti, soprattutto in attesa di primo giudizio.
Sono anni che ascoltiamo buoni propositi di costruzione di nuove strutture, che fino ad ora si sono risolti in un nulla di fatto. Allo stesso modo, è troppo tempo che si interviene sull'emergenza attraverso provvedimenti che rammendano, che mettono cioè delle toppe alle lacerazioni sociali derivanti dalle patologie del sistema senza mai ripararlo del tutto. Oggi, signora Ministro, forse grazie ai contenuti del provvedimento che ci apprestiamo a votare, si intravede una visione diversa del sistema carcerario più sistemica e più vicina ai problemi reali della giustizia.
È anche questo il motivo per cui le forze responsabili che siedono in Parlamento in una fase di crisi sociale, ma tutto sommato di collaborazione e solidarietà politica, si sono impegnate ad agevolare l'iter di questo decreto-legge e a non ostacolarne il percorso.
Ci dispiace che ci si debba sempre scontrare con forze politiche intransigenti e populiste anche su temi come questo che toccano grandi valori sociali, anche perché credo - lo dico in particolare ai colleghi leghisti - che la sicurezza non possa essere bandiera, né oggetto di battaglie politiche, né tanto meno argomento di propaganda. Essa è veramente tale solo se si sposa irrinunciabilmente con la dignità e con il rispetto della vita umana.
Dimostro il mio apprezzamento, dunque, alle disposizioni contenute in questo testo. Certo, sappiamo che le norme che andiamo ad approvare rappresentano solo l'inizio di un processo di risoluzione dell'emergenza carceri fino ad oggi mai completato, nonostante la reiterata presentazione di piani e progetti da parte di precedenti Governi; ma già possiamo rilevare alcuni spunti importanti, alcuni interventi virtuosi, che condividiamo e che riteniamo adeguati ed efficaci. Anzitutto è da ritenere importante l'effetto di riduzione del soprannumero dei detenuti a seguito della modifica dei tempi di esecuzione presso il domicilio del residuo di pena (si passa da 12 a 18 mesi) e dei nuovi criteri indicati per i casi di arresto in flagranza di reato.
La nuova disciplina, oltre a ridurre entro il termine di 48 ore il tempo massimo intercorrente tra l'arresto e la relativa udienza di convalida, prevede solo come ultima ipotesi che l'arrestato sia trasferito nella casa circondariale, privilegiando a tal fine la custodia nel suo stesso domicilio o in altro luogo di privata dimora ovvero, in seconda battuta, presso idonee strutture nella disponibilità degli ufficiali o agenti di polizia giudiziaria che hanno eseguito l'arresto o che hanno avuto in consegna l'arrestato.
Come è ovvio, la scelta fra le diverse opzioni avviene secondo criteri che garantiscono la tutela della sicurezza sociale, posto che in caso di pericolosità dell'arrestato o di inidoneità degli altri luoghi è espressamente indicato l'internamento nell'istituto penitenziario. Questo genere di misure appare dunque, nel complesso, coerente sia con l'esigenza di snellimento della fase di convalida dell'arresto, sia con quella di riduzione del sovraffollamento delle carceri, laddove ad oggi convivono situazioni soggettive e giuridiche molto diverse.
Gli istituti penitenziari accolgono, infatti, tanto gli arrestati in attesa di convalida e gli imputati sottoposti alla misura cautelare della custodia in carcere (entrambe categorie di soggetti per i quali è ancora in corso un procedimento penale con le relative garanzie), quanto gli imputati condannati in via definitiva che scontano una detenzione di natura strettamente sanzionatoria ossia la pena vera e propria.
Si deve ritenere che la commistione tra diverse tipologie di soggetti in stato di detenzione non giova né ai fini della razionalizzazione degli spazi carcerari disponibili, né ai fini della tutela delle condizioni umane dei detenuti medesimi, per i quali troppo spesso il carcere non assume alcuna valenza rieducativa. Insomma, signora Ministro, lei sa meglio di me che il carcere illegale genera illegalità, se non addirittura nuova criminalità.
Non ho timore di dire, signora Ministro, che il sistema penitenziario, così come, attualmente, si presenta in Italia, rischia di ottenere effetti del tutto opposti al reinserimento sociale, risultando da ultimo addirittura controproducente rispetto alla personalità del detenuto stesso. Non a caso la legge sull'ordinamento penitenziario prevede, all'articolo 59, la distinzione tra istituti di custodia preventiva e istituti per l'esecuzione delle pene.
Tale norma, ahimè, finora è rimasta ineffettiva, e lo dico con una certa emozione perché, nell'ormai lontano 1976, la mia tesi di laurea aveva ad oggetto proprio i diritti del condannato previsti dal nuovo ordinamento penitenziario, che risale, appunto, al 1975. Ritengo che la norma citata, rimasta inapplicata, indichi un criterio da attuare nell'ambito della trattazione sistematica del sovraffollamento carcerario, inteso come fenomeno ormai cronicizzato, che esige una più ampia e solerte azione di intervento strutturale.
Nel complesso, però, possiamo affermare di avere imboccato la direzione giusta con il provvedimento in esame, che individua già importanti passaggi di riforma del sistema e non si ferma a singoli e scoordinati interventi. L'auspicio è che tale provvedimento possa rappresentare il battistrada, la stella polare, verso un riassetto generale del sistema di detenzione italiano che si distingua in Europa non per le sue anomalie, ma per gli esempi di virtuosità che pure vantiamo.
Per i motivi sin qui esposti, dunque, annuncio il voto favorevole del gruppo Unione di Centro per il Terzo Polo sulla questione di fiducia posta sul provvedimento in esame. Signora Ministro, il Governo non deve vergognarsi di avere posto la questione di fiducia, né noi ci vergogniamo di votare a favore della fiducia, soprattutto se a chiedere di vergognarci è la Lega Nord che, in poco più di tre anni di Governo, ha posto la questione di fiducia su ben 54 provvedimenti, mentre questo Governo l'ha posta in appena due o tre circostanze.
Dunque voteremo a favore sulla questione di fiducia posta sul provvedimento in esame convinti, come siamo, che con la collaborazione costruttiva, attivata in questa occasione, si possa inaugurare una stagione normativa nuova in cui anche il rapporto tra sicurezza e libertà, cardini della nostra democrazia, si configuri come un rapporto sempre più civile ed europeo”.

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