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14/02/2012

Conversione in legge del D.L. 212/2011, n. 212 - Disposizioni urgenti in materia di composizione delle crisi da sovraindebitamento e disciplina del processo civile - Intervento in discussione generale dell'On. Ria

"Signor Presidente, non c'è dubbio che il provvedimento sul quale stiamo discutendo è stato caratterizzato da un iter particolarmente complesso che, anche da parte mia, merita una sintetica ricostruzione. Infatti, questo provvedimento, sin dall'approvazione al Senato, è stato trasmesso alla Camera e assegnato alla Commissione giustizia in tempi molto ristretti. Quindi, l'esame complessivo ne risultava compromesso al cospetto dell'entità della portata normativa del testo.
Le norme, infatti, incidevano in maniera rilevante sulla materia della composizione delle crisi da sovraindebitamento, che per tanto tempo è stata all'esame della Commissione per essere poi disciplinata dalla legge n. 3 del 2012. Lo scopo era quello di rimediare a gravi situazioni di sovraindebitamento relative a soggetti non sottoponibili alle ordinarie procedure concorsuali. Si tratta di situazioni che - bisogna ricordarlo - nell'attuale contesto di crisi economica sono molto aumentate.
Sto parlando naturalmente al passato - non con riferimento alla situazione di grave crisi economica che stiamo vivendo, perché quella rimane, ma con riferimento alle norme che erano state approvate dal Governo e inserite in questo decreto-legge - perché, come è stato già ricordato, la maggior parte degli articoli che componevano il provvedimento in questione è stata soppressa. In particolare, è stata soppressa la parte relativa alla materia già regolata dalla legge 27 gennaio 2012, n. 3, lasciando sopravvivere unicamente gli articoli dal 13 al 16, tra i quali è compresa anche la proroga dei giudici onorari, argomento a noi dell'Unione di Centro per il Terzo Polo e a me particolarmente caro, sul quale mi soffermerò dopo avere ripercorso brevemente le fasi che hanno segnato il provvedimento in questione.
Il capo I era relativo alla materia del cosiddetto «sovraindebitamento» e si rivolgeva a due categorie di soggetti colpiti dal sovraindebitamento: il debitore generico, non in grado di adempiere alle obbligazioni contratte, e il consumatore inteso come la persona fisica che agisce per scopi estranei all'attività imprenditoriale o professionale eventualmente svolta. Era previsto un accordo tra debitore e creditori - almeno il 70 per cento per il debitore generico e il 50 per cento per il consumatore - raggiunto con l'intervento di organismi di composizione della crisi appositamente creati. L'accordo necessitava di omologa da parte del tribunale per produrre effetti che potevano consistere nella dilazione dei termini di pagamento, nella cessione dei beni o nella stipulazione di nuovi mutui per adempiere ai debiti precedenti e in alcuni casi era prevista la nomina di un fiduciario o di un liquidatore per raggiungere il risultato, che, tuttavia, non portava mai alla totale esdebitazione del debitore.
Il capo II recava invece una serie di modifiche alla disciplina del processo civile al fine di ridurne il contenzioso, andando a modificare principalmente la legge sulla mediazione civile ed alcune norme del codice di procedura. In particolare in relazione alla mediazione civile l'articolo 12 modificava la disciplina della mediazione - quella contenuta nel decreto legislativo 4 marzo 2010, n. 28 - rendendo più veloce la sanzione nel caso di ingiustificata mancata comparizione delle parti dinanzi al mediatore. Preme tuttavia chiarire che esistono in realtà delle differenze fra gli articoli ora soppressi del decreto-legge 22 dicembre 2011, n. 212, e la successiva legge 27 gennaio 2012, n. 3: in particolare, il decreto-legge contiene la disciplina specifica per il consumatore e si pone come normativa speciale rispetto a quella generale prevista dalla «legge Centaro», appunto la legge 27 gennaio 2012, n. 3. Se quindi l'impianto sostanziale della disciplina è il medesimo, il decreto-legge si differenzia perché disciplina nello specifico la situazione del debitore-consumatore all'interno della categoria generale del debitore non assoggettabile a fallimento.
Attualmente, a seguito dello «stralcio» effettuato, restano solamente gli articoli dal 13 al 16. L'articolo 13 interviene sulle disposizioni del codice di procedura civile relative alle cause dinanzi al giudice di pace in cui le parti possono stare in giudizio personalmente; in particolare la lettera a) interviene per elevare da 516 a 1.100 euro il valore-soglia delle cause in cui le parti possono stare in giudizio personalmente davanti al giudice di pace e la lettera b) stabilisce che spese, competenze ed onorari liquidati dal giudice non possono superare il valore della domanda.
Il Senato ha poi introdotto una novella in materia di apertura delle successioni, stabilendo che l'inventario può essere chiesto direttamente al notaio designato dal defunto - non la ricordo compiutamente, l'ha fatto già la relatrice, essendo se non sbaglio proprio notaio.
L'articolo 14 del provvedimento, sostituito dal Senato, abroga l'articolo 26 della legge di stabilità per il 2012, che ha previsto misure straordinarie per la riduzione del contenzioso civile della Cassazione e delle corti d'appello, introducendo, a tal fine, la cosiddetta istanza di trattazione nei procedimenti civili pendenti dinanzi alla Corte di cassazione, così come avviene da alcuni anni presso i tribunali amministrativi e presso il Consiglio di Stato, dove, con questo meccanismo procedurale, si è molto velocizzato il contenzioso amministrativo.
Le modifiche introdotte dal decreto-legge in esame all'articolo 26 della legge n. 183 del 2011 sono le seguenti: prevedere che la disciplina dell'istanza di trattazione trovi applicazione nei procedimenti pendenti da oltre tre anni, in luogo dei due anni previsti dal testo originario, prima della data di entrata in vigore della legge di stabilità, e quindi prima del 1o gennaio 2012; eliminare l'obbligo di invio alle parti costituite, da parte della cancelleria, dell'avviso relativo all'onere di presentare istanza di trattazione (le impugnazioni in questione si intenderanno, quindi, decadute, se nessuna delle parti dichiarerà, con apposita istanza da inviare perentoriamente entro sei mesi dall'entrata in vigore della legge di stabilità per il 2012, la persistenza all'interesse alla loro trattazione); infine, prevedere che il periodo di sei mesi di cui al comma 1 dell'articolo 26 della legge n. 183 del 2011 non sia computato ai fini della cosiddetta ragionevole durata del processo.
L'articolo 15 dispone - vengo alla parte del provvedimento che è rimasta e che consideriamo fondamentale - la proroga al 31 dicembre 2012 dei termini in materia di magistratura onoraria. In particolare, il comma 1 modifica l'articolo 245 del decreto legislativo n. 51 del 1998 sul giudice unico, prorogando l'applicabilità delle disposizioni che consentono ai magistrati onorari di essere addetti al tribunale ordinario e alla procura della Repubblica presso il tribunale ordinario. Sulla base del testo novellato, tale disciplina potrà continuare ad applicarsi fino all'attuazione del complessivo riordino del ruolo e delle funzioni della magistratura onoraria, e comunque non oltre il 31 dicembre 2012.
Il comma 2 interviene più specificatamente sui giudici onorari il cui mandato era in scadenza al 31 dicembre scorso o avrebbe dovuto scadere entro il 31 dicembre 2012. In entrambi i casi, la proroga nelle funzioni opera fino a tutto il 31 dicembre 2012. Analiticamente, la disposizione proroga al 31 dicembre 2012 i giudici onorari di tribunale e i viceprocuratori onorari il cui termine era in scadenza al 31 dicembre 2011 e che non erano ulteriormente confermabili dall'ordinamento giudiziario.
Essa proroga a tutto il 31 dicembre 2012 i giudici di pace il cui mandato sarebbe scaduto entro il 31 dicembre. La proroga opera a far data dal 1o gennaio 2012 fino alla riforma organica della magistratura onoraria, e, come dicevamo, comunque non oltre il 31 dicembre 2012.
Proprio sull'articolo 15 si sono innestati gli emendamenti proposti in Commissione da me e dal collega Rao, il cui contenuto riproduce esattamente una proposta di legge presentata a novembre scorso, a riprova della necessità di intervenire sul tema della magistratura onoraria con urgenza.
Tali emendamenti, che abbiamo riproposto per l'Aula, riguardano: la riduzione della pianta organica degli uffici del giudice di pace da 4.690 a 3.200 unità; l'equiparazione del servizio prestato da tali giudici a quello dei dipendenti di ruolo delle pubbliche amministrazioni ai fini dell'ammissione ai concorsi per l'accesso alla dirigenza pubblica e alle magistrature amministrative e contabili; una diversa modalità di conferma dei magistrati onorari, con tre mandati quadriennali rinnovabili a seguito dell'esito positivo della valutazione di idoneità, di modo che si assicuri, almeno in parte, una maggiore stabilità professionale a tali figure.
L'analisi di tali proposte emendative è direttamente connessa all'importanza, richiamata anche dal collega Melis, di porre in essere, quanto prima, un'inversione di tendenza rispetto alla ormai consolidata prassi delle proroghe annuali dei giudici di pace. Siamo tutti d'accordo che bisogna intervenire per una riforma complessiva e definitiva, però, ahimè, di anno in anno, andiamo avanti con le consuete proroghe di fine anno. Vorrei ricordare che l'originario decreto legislativo del 1998 prevedeva che la riforma organica del sistema dei magistrati onorari si effettuasse entro cinque anni, quindi entro il 2003, ma, a tutt'oggi, a distanza di più di un decennio, ci troviamo, per l'ennesima volta, a sollecitarne la trattazione varando, al contempo, l'ennesima proroga annuale. Questo stato di cose si ripercuote su una categoria affetta da una precarietà ormai cronicizzata alla quale le proposte emendative che abbiamo presentato, almeno in parte, tendono a porre fine.
Noi del gruppo Unione di Centro per il Terzo Polo ci rendiamo conto - anzi, siamo stati i primi a riconoscerlo già la settimana scorsa in relazione al decreto-legge cosiddetto svuotacarceri - che, anche rispetto al provvedimento in esame, i tempi per l'approvazione sono molto ristretti, quindi non faremo venire meno il senso di responsabilità a cui noi per primi ci richiamiamo. All'appello del Governo ad approvare entro brevissimo tempo il provvedimento in oggetto non mancheremo di rispondere positivamente, però abbiamo voluto riproporre in Aula il problema relativo alla magistratura onoraria e dei giudici di pace. Lo abbiamo fatto ripresentando delle proposte emendative e anche insistendo per la loro approvazione; in teoria, vi sarebbero i tempi per un ritorno immediato del provvedimento al Senato e per la sua definitiva approvazione.
In conclusione, più in generale, dobbiamo dare atto al Governo che, anche in questo caso, ha seguito un percorso che ha rispettato le prerogative del Parlamento, riconoscendo che sulla materia della composizione delle crisi da sovraindebitamento il Parlamento aveva già legiferato e, quindi, ha ovviato ad una sovrapposizione di norme. Quindi, anche per il provvedimento in esame, bisogna prendere atto che vi è stata l'attuazione del principio, che per noi deve sempre presiedere i lavori del Parlamento, di leale collaborazione tra potere esecutivo e legislativo.
Come dicevo, in questo solco si è incanalata la soppressione di gran parte del provvedimento originario. In questo caso, tempi così ristretti non sarebbero stati giustificati da una urgenza del tenore di quelle che, in altri casi, ci hanno imposto di rinunciare ai regolari tempi di esame.
Auspico ancora - e concludo - che la stessa collaborazione si manifesti ulteriormente con il repentino esame delle proposte emendative da noi presentate nuovamente in Aula, con specifico riferimento, appunto, a quelle relative alla stabilizzazione, sia pure per un tempo definito, dei magistrati onorari".

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