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16/03/2010

Dichiarazioni di voto finale in Assemblea sul decreto-legge recante “Disposizioni urgenti concernenti enti locali e Regioni”-16 marzo 2010

Signor Presidente, il decreto-legge che la maggioranza si appresta ad approvare oggi in quest'Aula reca interventi urgenti concernenti enti locali e regioni, intervenendo sull'assetto organizzativo delle amministrazioni locali e sul contenimento delle spese ad esse connesse. Si tratta di un provvedimento che ripropone al nostro interesse il tema delle innovazioni istituzionali, tema che ci appassiona e che ormai da circa venticinque anni è all'attenzione di questo Parlamento; un interesse che sembra tuttavia essersi via via affievolito a causa del metodo utilizzato da questo Governo e da questa maggioranza che continuano a programmare interventi in pillole, quasi spot elettorali che nulla hanno a che vedere con i reali processi di riforma organica, complessi e condivisi, frutto dell'intenso lavoro di confronto fra le diverse forze politiche.
Siamo infatti di fronte all'ennesimo decreto-legge, siamo al cinquantaseiesimo decreto-legge e all'ennesima questione di fiducia che il Governo ha posto in questa legislatura. Decreti-legge e questioni di fiducia: ancora una volta si umiliano e si ledono il ruolo e la funzione di questa Assemblea e in generale della democrazia di questo Paese. Il ricorso ormai irrazionale alla decretazione d'urgenza, come dimostra la vicenda legata al decreto «salva liste», ci conferma che il furore legislativo che questa maggioranza impone al Paese non serve ad affrontare e a risolvere i problemi, ma si trasforma quasi sempre in forzature sterili, superflue ed inutili. Mentre in altre occasioni siete riusciti a correggere il tiro, sovrapponendo decreti su decreti e correggendo in corsa misure errate ed errori di valutazione, questa volta rischiate davvero di rimanere vittime del vostro delirio di onnipotenza. Insomma, chi di decreto ferisce di decreto perisce. La verità è che si pone la questione di fiducia per evitare di discutere nel merito i problemi, finendo per azzerare il ruolo del Parlamento, depotenziandolo e impedendogli di svolgere con responsabilità e coerenza i propri compiti e le proprie funzioni.Siamo costernati davvero per questa volontà del Governo che ha di fatto impedito, ancora una volta, al Parlamento di discutere un tema importante come quello degli enti locali.
Ciò porta a dire che questa maggioranza è in una fase di fibrillazione, ma peggio, è in una fase di decadenza. L'abbiamo detto più volte in quest'Aula, lo abbiamo sottolineato e continuiamo a dirlo: non è questo il modo per approfondire gli argomenti di interesse generale, non è questa la strada per affrontare nell'interesse reale del Paese i problemi che lo riguardano.Quella degli enti locali è una tematica dedicata, che richiede, o meglio, a questo punto possiamo dire, che avrebbe richiesto più che mai un approfondimento in quest'Aula. Qui si tratta di ridisegnare l'assetto complessivo degli enti locali, cioè di quei presidi istituzionali che più di tutti gli altri sono vicini al cittadino e che, in virtù della sussidiarietà, hanno molteplici funzioni proprie o delegate che toccano la vita di tutti i giorni degli italiani. Noi abbiamo il dovere di correggere il sistema laddove risulta inadeguato ai tempi e ai bisogni, ma dobbiamo farlo nell'ambito di una riforma organica, con un processo più ragionato e con il contributo di tutti e lo diciamo per stigmatizzare una volta di più il comportamento di questo Governo e di questa maggioranza nei confronti prima di quest'Aula, e poi quindi dell'intero Parlamento e del Paese.
Questo è oggi il tema principale e il problema di questo Paese che non permette una legislazione corretta, e ne abbiamo un esempio anche nel provvedimento ora in esame. Qual è la finalità o, quanto meno, quale era la finalità originaria di questo decreto-legge? Era quella di sistemare, di correggere delle norme contenute nella legge finanziaria che facevano acqua da ogni parte. Bene, la materia però non avrebbe impedito una gestione «tranquilla» dei tempi: avete dunque sbagliato, ancora una volta, soprattutto politicamente. In questo provvedimento, infatti, la discussione nelle Commissioni è stata, come è ovvio, intensa, ma piana, e le normali differenze di opinioni e di valutazioni non avrebbero impedito, come ben sanno i relatori, i presidenti delle Commissioni, lo stesso Governo, di trovare addirittura qualche via di uscita su alcuni aspetti specifici. Così sarebbe stato se solo aveste deciso di tenere in considerazione il contributo dell'opposizione che non solo è stato, come sempre, costruttivo ed opportuno, ma che, se fosse stato accolto, avrebbe anche dato al decreto-legge una veste diversa, di dignità e di vantaggio per il Paese.
Colleghi, una cosa è chiara: qualsiasi ragionamento sul riassetto complessivo del sistema degli enti locali non può prescindere da una considerazione preliminare. Se da un lato occorre intervenire per la necessità di realizzare un adeguamento al nuovo Titolo V della Parte seconda della Costituzione, dall'altro, però, bisogna farlo in maniera organica, puntuale ed attenta. Ebbene, nonostante ciò, oggi ci troviamo dinanzi ad una serie di provvedimenti vertenti sulla medesima materia, ma che recano contestualmente disposizioni tra loro in gran parte disomogenee e divergenti.
Ritengo che sia da criticare questa metodologia di intervento fortemente utilizzata, ancora una volta, dal Governo che per l'ennesima volta si concretizza in una disciplina frammentata e in una procedura priva di un preliminare confronto con il sistema delle autonomie locali, soprattutto per orientare le scelte e per non avanzare sempre ulteriori recriminazioni lungo il percorso successivo all'approvazione delle leggi. Lo stesso tema dei costi della rappresentanza politica, che è diventato sempre più ineludibile, lo affrontate con leggerezza e con intenti meramente propagandistici.
Confermiamo qui tutte le critiche che noi dell'Unione di Centro avevamo evidenziato già in sede di esame della legge finanziaria per l'estemporaneità di queste norme. Bisogna fare attenzione, in quanto un conto è il costo della politica e un conto, invece, il costo della democrazia che si taglia con questo provvedimento. Ci si sta limitando, infatti, ad una riduzione dei consiglieri e degli assessori comunali e provinciali disarmonica nei tempi di realizzazione e con un risparmio per le casse degli enti locali direi irrisorio e simbolico. È una riduzione che si traduce, però, in una significativa deminutio della rappresentanza nelle comunità locali, proprio là dove sussiste un rapporto diretto tra i cittadini e gli eletti e là dove cioè la rappresentanza non è viziata dalle scelte oligarchiche dei partiti ed è, quindi, più autentica. Senza contare, inoltre, che in questo decreto-legge non si è voluta affrontare la questione che per noi rimane centrale, ovvero quella del Patto di stabilità interno sulla quale il Governo è stato ripetutamente sollecitato al confronto. Ancora una volta rimane inascoltato l'appello dell'ANCI a modificare le regole in modo da allentare i vincoli per i comuni, soprattutto per quelli più virtuosi. A dispetto di un'evidente e ormai insostenibile sofferenza del sistema della finanza locale, si tralascia di mettere mano alla questione in modo serio ed approfondito e si approva un decreto-legge senza interventi a sostegno degli investimenti e senza correttivi che possano ampliare i margini di spesa degli enti: anzi si chiede ai comuni di stringere la cinghia ancora di più.
In conclusione, noi vorremmo capire in sostanza qual è la vostra idea di governo del Paese e di federalismo, perché noi non riusciamo a comprenderla. Vorremmo capire, inoltre, quale è il motivo che sottende ai vostri reiterati e secchi «no», segno tangibile di una preoccupante mancanza di progettualità, di fuga dal dialogo e dal confronto dialettico.
Sono queste le ragioni che motivano il voto contrario del gruppo dell'Unione di Centro a questo provvedimento.
 

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